30 Mar Riflessioni su “La Notte Nazionale del Liceo Classico
di Maria Luisa Chirico*

La Notte Nazionale del Liceo Classico, è un evento annuale in cui i licei in Italia aprono le porte al pubblico, celebrando la cultura classica con spettacoli, maratone di letture, concerti e attività organizzate dagli studenti per promuovere il valore della formazione umanistica. L‘evento, ideato da Rocco Schembra e arrivato quest’anno alla XII edizione, si è tenuto il 27 marzo in 350 licei italiani e stranieri. L’edizione di quest’anno si è incentrata attorno alla potente espressione terenziana “Homo sum…”: un invito rivolto a tutti noi per riscoprire e riflettere sul significato profondo dell’humanitas e della solidarietà nel nostro mondo contemporaneo.
Camminando per Atene, Diogene di Sinope, noto filosofo greco e figura cardine della scuola cinica, andava gridando con una lanterna in mano per le strade di Atene “Cerco l’uomo”. A chi gli chiedeva cosa stesse facendo, rispondeva che stava cercando un uomo degno di questo nome, intendendo che la maggior parte delle persone non viveva secondo natura, ma si comportava in modo inautentico. Negli ultimi anni, di fronte ai teatri di guerra sparsi nel mondo, a partire da Gaza e dall’Ucraina, di fronte agli scenari di morte e di devastazione che si vedono ormai quotidianamente a tutte le latitudini, quest’aneddoto raccontato da Diogene Laerzio, con l’immagine del vecchio Diogene che cerca l’uomo, mi è tornato spesso alla mente come emblema, come simbolo concreto di un’umanità che sembra perduta e che non riesce a ritrovarsi. In questa stessa direzione va il messaggio che il Coordinamento della Notte nazionale dei Licei classici quest’anno ha voluto trasmettere scegliendo per questa XII edizione il tema “Homo sum…”, un invito a riflettere sul significato, ormai compromesso, dell’humanitas nel mondo contemporaneo. L’idea della rinascita dell’humanitas, ovvero della necessità dell’avvento di una nuova humanitas, è tutta in quelle due parole mutuate da Terenzio (“Homo sum”) oltre che nell’immagine che appare nella locandina ufficiale realizzata da Valeria Sanfilippo per la XII edizione: al centro della composizione un neonato accolto tra i rami di un albero luminoso rappresenta, com’è scritto nel Comunicato stampa, la promessa del futuro, mentre sotto di lui un mondo segnato da guerra e distruzione ricorda i rischi della barbarie. È un’immagine molto positiva: come nella quarta Ecloga di Virgilio si attende il puer che riporterà la pace universale, ponendo fine alle guerre civili, così ora un bambino appena nato può segnare la nascita di una nuova età dell’oro con la fine delle devastazioni e degli orrori e il ritorno della pace nel mondo. L’albero su cui è poggiato, come scrive Schembra, “radicato nella terra e proteso verso la luce, assurge a simbolo della tradizione classica, capace ancora oggi di custodire e trasmettere il seme dell’humanitas alle nuove generazioni”. Questa è la potenza dell’antico, la capacità di parlarci, di invitarci a riflettere: una piccola frase, homo sum, di oltre duemila anni fa, parla con sorprendente attualità al nostro tempo “che è attraversato da guerre, da violenze, visibili e invisibili, e si muove tra conflitti che incendiano il mondo, ma anche tra ferite quotidiane che offendono, umiliano l’identità individuale e collettiva, dal bullismo al femminicidio alle pressioni psicologiche, fino al rischio di un’umanità smarrita nella fredda logica delle macchine e dell’intelligenza artificiale”. È un tempo malato, che ci chiede con forza: che cosa significa oggi essere uomini? La lezione dei classici deve aiutarci a rispondere a questa domanda antica, attraverso gli strumenti della riflessione e della critica. La Notte del Classico diventa quest’anno l’occasione per interrogarci, insieme, attraverso lo sguardo soprattutto degli studenti, su ciò che ci rende umani e, soprattutto, su che ci rende disumani, su ciò che umano non è: l’humanitas, come dice ancora Schembra, non è un relitto del passato, ma la radice vivificante che ci tiene uniti, ieri come oggi, e che, sola, può dare speranza al futuro di tutti. È l’albero su cui è poggiato il bambino!
*Già Direttrice Dipartimento di Lettere Università Vanvitelli