Le risorse a disposizione della nostra salute

Le risorse a disposizione della nostra salute

di Laura Leoncini*

 

 

 

 

 

Il sistema ospedaliero in Italia ed in Europa, costruito e strutturato nel corso dei secoli precedenti, al termine della Seconda Guerra Mondiale era ridotto  in condizioni estremamente devastate e precarie (si pensi alle condizioni attuali degli Ospedali a Gaza e comunque nei territori attualmente coinvolti da conflitti bellici). Gli immobili erano strutturalmente danneggiati gravemente o addirittura distrutti fino ad essere rasi al suolo  dai bombardamenti, le risorse tecnologiche, farmacologiche e gli ausili anche più semplici (ad esempio fasciature e bendaggi) scarseggiavano; il personale medico ed infermieristico era spesso insufficiente e frequentemente  non aveva una adeguata formazione.

Gli ospedali  ancora aperti e “funzionanti” avevano significative  carenze strutturali ( va ricordato che in molti casi vennero utilizzati per tale uso edifici nati per un utilizzo non sanitario come ville, conventi ecc.) e tecnologiche; molti  degli edifici  usati come ospedali non erano muniti di servizi igienici idonei, spesso non c’erano vere  sale operatorie adeguatamente attrezzate , ed i farmaci più utili e spesso indispensabili  erano difficili da reperire : rammentiamo che i primi innovativi antibiotici, ed in particolare la penicillina, vennero importati dagli Americani nella fase finale della 2° Guerra mondiale e nel primo Dopoguerra, ma la disponibilità era scarsissima e reperirli un grave problema, che generava drammatici fenomeni di “borsa nera” (si può rammentare l’episodio della malattia della piccola Rituccia nellla commedia e nel film “Napoli Milionaria” del grandissimo Eduardo De Filippo) .

Le pessime condizioni igieniche e la grave malnutrizione della popolazione contribuivano a rendere  la situazione generale ancora più critica , mentre la cura dei pazienti era  soprattutto affidata  all’impegno umano dei pochi  medici e infermieri, che si trovavano a lavorare in condizioni di estrema difficoltà ma comunque con il massimo rispetto che la Popolazione tributava loro (a differenza del momento attuale).

Per questi motivi,  nel dopoguerra venne considerata una priorità immediata la ricostruzione e ove possibile il ripristino delle strutture sanitarie “di base” per affrontare attraverso la loro funzionalità le emergenze mediche, le epidemie (i vaccini esistevano solo per alcune malattie infettive, e gli antibiotici erano farmaci “nuovi” e difficili da trovare) e  alcune malattie infettive come la tubercolosi, che era molto diffusa e costituiva  un grave problema sanitario.

A ciò, si aggiungevano problemi tecnici attualmente difficilmente immaginabili .

In quel periodo, gli interventi chirurgici erano lontanissimi dagli standard moderni: le risorse tecniche erano limitate, le procedure chirurgiche erano rudimentali e le condizioni igieniche erano precarie. Frequentemente , le sale operatorie erano collocate  in immobili  danneggiati o spesso riadattati, l’illuminazione  del campomoperatorio era scarsa ; gli impianti elettrici ed idraulici spesso erano malfunzionanti, e le attrezzature chirurgiche, ridotte davvero all’ essenziale, talvolta venivano addirittura  riutilizzate  doipo un sommario lavaggio e una disinfezione, perché  la disponibilità degli impianti per la sterilizzazione era spesso limitata. Gli interventi chirurgici in un contesto come quello sopra descritto erano estremamente rischiosi; questo anche perché  gli anestetici non sempre erano disponibili,  e venivano utilizzati  con modalità di dosaggio rudimentali l’ etere o il cloroformio;  al contempo  l’assistenza respiratoria e il monitoraggio intraoperatorio erano quasi inesistenti, e questo incrementava a livelli estremi il rischio di qualsiasi intervento chirurgico. Negli  anni Cinquanta, con la ricostruzione postbellica e l’inizio del boom economico, il settore ospedaliero vide rilevanti miglioramenti. In Italia, venne avviato il processo di modernizzazione degli ospedali grazie a rilevanti  investimenti pubblici ed al supporto di organizzazioni internazionali: vennero  costruite nuove strutture ospedaliere nelle quali vennero introdotte tecnologie “di base” prima inesistenti  come apparecchiature radiologiche  e laboratori di analisi. Negli anni Sessanta, la possibilità di avere accesso alle cure sanitarie in genere, ma anche a quelle ospedaliere, ebbe diffusione  grazie all’introduzione dei sistemi di assistenza mutualistica. Comunque, per gli ospedali vi era una rilevante disomogeneità : le strutture ospedaliere urbane e più “centrali” usufruivano di migliori e più abbondanti risorse e competenze, mentre gli ospedali delle zone rurali o  più periferiche continuavano a soffrire di carenze significative.

Nonostante le prime conquiste delle attività di prevenzione (si pensi alle vaccinazioni per la poliomielite, la difterite e poi il tetano, ad esempio), veniva data maggiore attenzione alle cure d’urgenza.

Per gli ospedali italiani la riforma sanitaria del 1978, che portò alla creazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) costituì un cambiamento  significativo. La riforma si proponeva di  garantire a tutti i cittadini l’accesso alle cure sanitarie (comprese quelle ospedaliere) gratuito e universale, con una rivoluzione rispetto al sistema delle mutue. Questa, e le riforme successive, si ponevano   l’obiettivo di di migliorare l’efficienza dei servizi rendere uniformi  i livelli di assistenza ; di conseguenza, vennero stanziati fondi per modernizzare gli ospedali e per potenziare le attrezzature , introducendo strumentazioni diagnostiche più avanzate  come i macchinari per la tomografia computerizzata (TAC), e implementando nuove apparecchiature per i laboratori di analisi cliniche; gli ospedali iniziaronoanche  a collaborare con i servizi territoriali per migliorare la diagnosi precoce e il trattamento delle malattie cronichemediante le misure della “prevenzione secondaria”(screening).Si ebbe  un aumento del personale sanitario maggiormente qualificato , grazie all’introduzione di percorsi formativi più strutturati per medici e infermieri.

Tra gli  Ottanta e Novanta, gli ospedali italiani iniziarono ad implementare nuove tecnologie mediche e informatiche, introducendo macchinari avanzati, come le prime risonanze magnetiche (RMN) ,  utilizzando macchinari TAC più avanzati ( con minore esposizione del Paziente alle radiazioni e miglioramento della qualità delle immagini radiologiche), gli ecografi e i robot chirurgici, con un  grande passo avanti per la diagnostica e per le  cure; anche le tecniche chirurgiche ebbero importanti evoluzioni: l’ introduzione della chirurgia laparoscopica permise interventi meno invasivi, con tempi di recupero più brevi per i pazienti. In questo  periodo  grazie alla sempre maggiore diffusione di Internet nacque  la telemedicina, con l’impiego di tecnologie informatiche per effettuare consulti a distanza e condividere i referti, permettendo il confronto tra Medici presenti fisicamente anche a grandi distanze.

I costi crescenti della sanità e la necessità di razionalizzare le risorse tutt’altro che illimitate per assicurare comunque l’ universalità delle cure alla popolazione, portarono alla necessità di ispirare la gestione ospedaliera a criteri di efficienza e sostenibilità economica, riorganizzando  le strutture e chiudendo gli ospedali ritenuti poco efficienti (secondo gli esperti di tecnica ed economia sanitaria, un ospedale efficiente e “gestibile”, con costi “sostenibili”e tali da garantire un equilibrio tra costi e rendimento  dovrebbe avere da un minimo di 300 ad un massimo di 500 posti letto).

Nel  XXI secolo, gli ospedali hanno subito un grande cambiamento   dovuto  ai progressi tecnologici.  Questo si associa ad un  approccio maggiormente  orientato al paziente, con la progettazione di  strutture ospedaliere moderne finalizzata a  garantire non solo la miglior qualità possibile delle cure, ma anche una migliore esperienza umana per i pazienti e (nei limiti consentiti) per le loro famiglie.

 

L’implementazione  delle  tecnologie digitali ha cambiato radicalmente le attività negli  degli ospedali: si pensi all’automazione dei laboratori di analisi, ai sistemi di monitoraggio avanzati per i pazienti in terapia intensiva,  per arrivare  alla diffusione di sistemi di imaging digitale (TAC e RMN sempre più performanti)che consentono  diagnosi veloci e di alta precisione. L’introduzione della robotica in sala operatoria (ormai molto diffusa)  , e la diffusione delle sale operatorie ibride, ha portato a una maggiore sicurezza e precisione negli interventi .

Uno degli elementi più importanti  introdotti dalla digitalizzazione nel settore sanitario è la cartella clinica elettronica (CCE), software che permette a medici e infermieri di accedere in tempo reale a dati come anamnesi (storia clinica del Paziente) comprese le e allergie, esami diagnostici, terapie,esiti di esami strumentali ecc., riducendo il rischio di errori di valutazione e consentendo  di raccogliere, archiviare e condividere in modo sicuro tutte le informazioni sanitarie di un paziente, rendendole immediatamente accessibili ai professionisti della salute.

L’implementazione di sistemi digitalizzati più complessi, come il FSE (Fascicolo Sanitario elettronico, che rientra nell’ Obiettivo 6 del PNRR ) in cui la Carteòlla Clinica Elettronica come ogni altro documento sanitario digitalizzato può essere convogliata, può consentire di scambiare le informazioni relative ed un paziente tra diversi reparti ospedalieri o tra ospedali e servizi territoriali ed i MMG, agevolando  la continuità assistenziale;  questo può facilitare la gestione delle cure per chi soffre di malattie  croniche o complesse.

La digitalizzazione dei documenti consente tra l’altro una maggiore efficienza amministrativa, consentendo di ridurre i tempi e i costi legati alla gestione dei documenti cartacei e facilitando l’analisi su vasta scala dei dati sanitari, e di svolgere  epidemiologiche più precise,  con precisi monitoraggi  sulla qualità e sui costi dei servizi.

Tutto ciò  porterà verosimilmente in futuro ad ulteriori progressi, con l’uso (in realtà già in atto)  di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale (recentemente normata in Italia, con l’ approvazione da parte del Senato del relativo Disegno di Legge) con il  machine learning, che potranno analizzare sulla base di un vasto volume di dati  i contenuti  delle cartelle cliniche per identificare modelli e suggerire trattamenti personalizzati (questo già funziona per le attività radiologiche) . Il progresso digitale sta già “modulando” la creazione di reparti altamente specializzati, e trova applicazione in  centri oncologici, neurologici, e cardiologici che possono grazie alle tecnologie assicurare  cure di eccellenza per patologie complesse. Questo ci consente di guardare al futuro con fiducia e grandi aspettative per quello che saranno gli ospedali del futuro…. Ma questa, è un’ altra storia…..

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. Dirigente Medico dell’ ASL Caserta –  Direttore Medico del Presidio Ospedaliero di Marcianise

 

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