23 Set “L’arte della Pace”

di Lidia Santagata Nicolini*
La pace nel mondo è un obiettivo difficile da raggiungere, come ci comunicano le cronache politiche ed internazionali; tuttavia è più urgente che mai perseguirla e ottenerla.
Gli uomini, di fronte alle tragedie che affliggono l’umanità, sono tentati di cedere al fatalismo, quasi che la pace sia un ideale irraggiungibile.
Essa, invece, è doverosa e va costruita sui quattro pilastri indicati da Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris e cioè:
-VERITA’
-GIUSTIZIA
-AMORE
-LIBERTA’.
Un dovere quindi che ci impone di educare le nuove generazioni a questi ideali per preparare un’era migliore per l’intera umanità; infatti Maria Teresa di Calcutta sosteneva che “La pace inizia da un cuore puro”.
Una sorte di ARTE DELLA PACE, espressione ironica mutuata dall’ARTE DELLA GUERRA, termine nato nei secoli XIV e XV, periodo in cui i Signori si servivano dei soldati di ventura, veri e propri tecnici periti ed esperti carichi di esperienza.
L’arte della guerra caratterizza l’era moderna, in cui si combatte non per la propria libertà, ma per i soldi.
L’arte della pace, quindi l’educazione alla pace, è uno degli “alfabeti” più significativi da perseguire nelle scuole e nelle famiglie perché essa deve essere figlia di una rinnovata coscienza condivisa e consapevole. La scuola e la famiglia sono i luoghi deputati a ciò.
Imparando l’arte della guerra si distrugge, imparando l’arte della pace si costruisce. Ma da cosa dipende questa condizione? Non basta la speranza, questa non è degna di essere tale se non è accompagnata dalla responsabilità.
Nella scuola l’educazione alla pace non deve essere intesa come una disciplina, ma come un “CRITERIO TRASVERSALE” che pervade tutte le discipline. Nella scuola si educa alla pace quando si educa alla civile convivenza, all’educazione alla mondialità, alla multiculturalità, allo spirito di cooperazione, al rispetto e valorizzazione delle diversità, ai principi della tolleranza, della democrazia, del pluralismo.
Nel TALMUD, il testo delle tradizioni giudaiche, si legge “La pace è per il mondo ciò che il lievito è per la pasta”.
Infatti la pace biblica implica l’assenza della guerra, piuttosto:
-BENESSERE
-GIUSTIZIA
PIENEZZA di vita
PROSPERITA’.
Quando pensiamo alla pace il nostro pensiero va senz’altro a San Francesco, che ne ha voluto fare il suo programma di vita. I giovani di oggi non devono essere coloro che la pace, qualsiasi tipo di pace, la fanno una volta ogni tanto, ma quelli che per scelte di vita, per stile, per carattere, la vivono sempre. (Pirandello sostiene nei romanzi borghesi che EROI si può essere una volta tanto, ma GALANTUOMINI si deve essere sempre).
La pace non si assicura con un gesto clamoroso, ma è legata alla costanza e all’impegno quotidiano
Un esempio
La casa di accoglienza, fondata dall’”ASSOCIAZIONE Rondine”, nasce intorno ad una idea forte ed originale: far convivere in un luogo e in un contesto neutrale ragazzi provenienti da paesi in conflitto, che nelle loro terre sarebbero potenziali nemici. Quest’esperienza ha dimostrato che i contrasti si dissolvono se avulsi dal contesto in cui si sviluppano e che il dialogo è possibile.
Quando si accende un conflitto nei loro paesi, tutti i giovani, di qualsiasi nazionalità siano, si riuniscono ed ognuno, accendendo una candela, prega nella propria lingua sostenendosi l’un l’altro. Lanciano così il proprio messaggio di pace con il loro stile di vita per cui, gomito a gomito, vivono l’israeliano con il palestinese ed insieme con il bosniaco, il libanese, l’ucraino e così via, mandando un messaggio di amore e di speranza.
Anche Papa Francesco ha sostenuto che i sacrifici di questo periodo di crisi non ci devono allontanare dai valori, ma unirci ancor più nel costruire il futuro dei nostri giovani diffondendo un messaggio di pace, di amore e di speranza.
La pace quindi inizia da tutti noi nel più vasto concetto di pace mondiale, partendo dall’assunto che alla pace ci si educa e si viene educati.
*Già Dirigente Scolastica ed Operatrice Psicopedagogica
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