In ricordo di Don Mimì Dragone del Santuario Nostra Signora di Fatima in Marcianise

In ricordo di Don Mimì Dragone del Santuario Nostra Signora di Fatima in Marcianise

 

di Bartolomeo Valentino*

 

 

 

 

 

 

 

Nato il 13 settembre 1942, Don Domenico Dragone – per tutti Don Mimì – è stato molto più di un sacerdote: è stato un costruttore di comunità, un visionario concreto, un padre spirituale e un amico sincero. La sua figura, tanto fisica quanto morale, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia religiosa e sociale di Marcianise. Fin da giovane, Don Mimì si distingueva per una presenza forte e decisa. Di statura media, con uno sguardo penetrante e un portamento sempre composto, trasmetteva autorità naturale e serenità interiore. Il suo volto, segnato da tratti netti e occhi vivaci, rifletteva una mente attenta e un cuore generoso. La sua postura, sempre eretta, sembrava voler dire: “Io ci sono, e vado avanti”. Fisicamente energico, ma mai ostentato, Don Mimì incarnava l’equilibrio tra forza e umiltà, tra precisione e spontaneità. Anche nei gesti più semplici – una stretta di mano, un sorriso, una carezza – si percepiva la sua profonda spiritualità. Già da ragazzo, Don Mimì mostrava un carattere deciso e brillante. A scuola, i professori lo definivano “prodigio”, colpiti dalla sua intelligenza e dalla sua determinazione. Non era un ribelle, ma un convinto costruttore del proprio destino. Scelse la via del sacerdozio con chiarezza e fermezza, senza mai voltarsi indietro. Durante il suo percorso da seminarista, non lasciò nulla d’intentato: studiava, pregava, rifletteva, ma restava sempre vicino alla sua famiglia, coltivando quel senso di appartenenza che lo avrebbe reso, da adulto, un sacerdote del popolo.

Il servizio alla diocesi e l’amore per Marcianise

Divenne segretario presso la diocesi di Caserta sotto la guida di Monsignor Vito Roberti, offrendo consigli validi e lungimiranti. Anche lì, non si risparmiò: era il sacerdote che ascoltava, proponeva, costruiva. Fu proprio Monsignor Vito Roberti a proporlo come guida spirituale per la comunità di Marcianise. Don Mimì prese possesso della chiesa di Santa Maria Penitente in Castel Loriano e della piccola chiesa di San Lorenzo, in un’epoca difficile, segnata dal degrado della chiesa di Santa Maria Maddalena. Ma lui, con il suo carisma e la sua tenacia, riuscì a riunire la comunità, a ridare speranza, a trasformare il sogno in realtà.

 Il sogno di una nuova chiesa

Nella sua mente, già da tempo, coltivava un sogno: costruire una nuova chiesa, moderna, accogliente, funzionale. La immaginava con un altare centrale e posti a sedere disposti a ferro di cavallo, così che ogni fedele potesse vedere e ascoltare in modo sublime.

 

Nonostante le difficoltà economiche, Don Mimì non si arrese. Con sacrifici, determinazione e fede, riuscì a realizzare il suo sogno: nacque così la Chiesa di Santa Maria  Maddalena Penitente in Nostra Signora di Fatima, che sarebbe poi diventata il Santuario di Nostra Signora di Fatima.

Il professore, il grafologo, l’uomo

Oltre al sacerdozio, Don Mimì fu anche professore di religione, amato e stimato. Non era solo un insegnante, ma un padre spirituale per gli studenti, un collega leale, un amico profondo. Appassionato di scrittura e grafologia, sapeva leggere nell’anima delle persone attraverso la loro calligrafia. Per lui, la scrittura era specchio dell’anima, traccia del carattere, segno dell’essere. Don Mimì non ha mai cercato il prestigio. Ha scelto la via della comunità, della famiglia, della semplicità. Era serio quando serviva, sorridente quando bastava, disponibile sempre. Ha saputo accontentarsi di ciò che ha realizzato, perché ogni sua opera era per gli altri, mai per sé. Don Mimì non ha mai cercato titoli, onori o riconoscimenti

 

 

Analisi Morfopsicologica di Don Mimì

Il Morfotipo di Don Mimì è quello del Dilatato, opposto a quello del Riratto. La caratteristica morfologica del viso di un Dilatato è di essere rotondeggiante con equivalenza dei diametri latero-laterali e supero-inferiori. La corrispondenza psicologica e’ quella di Estroverso Quindi, apertura esagerata agli altri con il rischio di dispendio delle proprie energie. La dilatazione o ritrazione dipende dalla diversità delle spinte emotive che porteranno alla contrazione dei muscoli mimici ed alla apertura o chiusura dei recettori occhi, naso, bocca.

Descrizione dei tre piani del viso

Piano superiore

Detto anche piano cerebrale presenta una fronte molto ampia ed appiattita E’ un dato morfologico di tendenza alla riflessività ed interiorizzazione. Colpiscono i ricettori occhi con  un colorito dell’iride molto scuro. Hanno un preciso significato psicologico Il colorito è dovuto alla presenza di una sostanza, la neuromelanina. Questa è presente in tutto il sistema nervoso ed aiuta il passaggio degli stimoli lungo le fibre nervose.Pertanto il soggetto diventa più scattante ed energico, molto dinamico  e ricco di iniziative .

Piano medio

Tutta la morfologia è a favore della Dilatazione-Estroversione. In particolare ,quella delle narici del naso. Sono ampie carnose, aperte. Significano grande apertura agli altri. Il dorso del naso non presenta gobbe. Dunque ,siamo di fronte ad una personalità lineare senza ombre di conflitti interiori. La muscolatura del piano è molto tonica. La stenicità in morfopsicologia equivale a presenza di grande dinamismo

Piano inferiore .

E’ il meno rappresentato. Ossia  le energie andavano spese con intelligenza, altrimenti venivano a mancare. Le labbra sono a forma di cuore, non serrate. Ovvero presenza di buon gusto, sensibilità e ottima comunicazione

In conclusione .siamo di fronte ad una Personalità ben equilibrata, estroversa, sempre vicina agli altri, al popolo. Tutto  gestito con un certo equilibrio

*Direttore Responsabile del Giornale