La Comunicazione in Medicina

La Comunicazione in Medicina

di Immacolata Capasso*

 

 

 

 

 

 

 

La Comunicazione non riveste un ruolo marginale ma è un elemento fondamentale in Medicina. Quale strategia integrata del Sistema Sanitario, la Comunicazione iniziò a delinearsi nel 1948, quando l’OMS, presieduta da Andrija Stampar, dichiarò che “la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la sola assenza di malattia e di infermità… La salute costituisce un diritto fondamentale di ciascun essere umano”. Successivamente, nella Conferenza Internazionale dell’OMS del 1978, tenutasi ad Alma Ata nel Kazakistan fu evidenziato che tutti gli individui hanno il diritto e il dovere di partecipare alla progettazione e alla realizzazione dell’assistenza sanitaria di cui necessitano, concetto ulteriormente sancito nel 1986 nel corso della prima Conferenza Internazionale dedicata alla promozione della salute che l’OMS indisse ad Ottawa, in Canada. Tutti gli Stati Membri che parteciparono alla Conferenza furono invitati esplicitamente (Carta di Ottawa) a dare risalto alla comunicazione per migliorare lo stato di salute dei cittadini. Da allora molta strada è stata fatta in tal senso a livello internazionale affinché ogni Paese emanasse una serie di leggi per sviluppare e/o incrementare la comunicazione in campo sanitario. In Italia, prima con la Legge 833 del 1978 (Istituzione del SSN), poi con la Legge 142/90 (Riforma delle Autonomie Locali), poi con la Legge 517/93 fino alla costituzione della “Carta dei Servizi” (15/10/96) e successivamente con la Legge 150/2000 si sono sanciti i principi che regolano le forme di informazione e comunicazione anche con la presenza di specifiche figure professionali per gli uffici di relazioni ed uffici stampa. La più recente e fondamentale legge che ha rimodulato e riorganizzato la comunicazione in medicina in Italia è la Legge 219/2017 che stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato del malato. Il consenso deve essere dato dopo aver ricevuto informazioni chiare e comprensibili sulla condizione, le opzioni di trattamento, i rischi e benefici, e può essere revocato in qualsiasi momento. Questa legge rafforza il concetto che il tempo dedicato alla comunicazione tra medico e paziente è tempo di cura e promuove una relazione basata sulla fiducia, il rispetto e la condivisione delle informazioni per scelte consapevoli. In Italia, anche il Codice di Deontologia Medica degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, attraverso gli articoli 33, 34 e 35, stabilisce la necessità e le modalità di comunicare con la persona malata. Il processo comunicativo in Medicina consiste nel trasferimento di informazioni codificate da un emittente ad un ricevente; è uno scambio di messaggi tra due o più persone che prevede una risposta di ritorno. Si differenzia dall’informazione che è solo trasmissione di dati e notizie che riguardano la salute e l’assistenza. Quindi comunicare non è solo scambiare informazioni ma è creare relazioni reciproche che sono alla base della comprensione, instaurando un’interazione comunicativa che deve avere una dimensione etica perché i destinatari sono malati e le loro famiglie con problematiche di salute e con il loro vissuto emozionale e di dolore. Quando il medico comunica deve tener presenti vari elementi che sono: il Who (chi comunica), il What (cosa si comunica), il Why (perché si comunica), il When (quando si comunica), il where (dove si comunica) e l’How (come si comunica), cercando di instaurare un rapporto di fiducia con la persona ammalata per evitare  il doctor shopping cioè il girovagare del paziente da un medico all’altro per conoscere meglio la propria malattia. La comunicazione, essendo un processo di interazione e di relazione, è circolare, con le parti (emittente e ricevente) che interagiscono tra di loro. Occorre, inoltre, personalizzare la comunicazione, nel senso che ogni medico deve trattare quel paziente come se fosse unico. La comunicazione può essere verbale, non verbale e paraverbale. Il messaggio, infatti, tra ricevente ed emittente, può servirsi di sensi olfattivi e uditivi, di gesti e atteggiamenti del viso, del tono e ritmo della voce, delle varie pause ed è pertanto indispensabile che ci sia congruenza tra linguaggio e comportamento perché si comunica con lo sguardo, con gli occhi, con il sorriso, oltre che con le parole. Quindi l’importante non è comunicare, ma comunicare bene ed in modo efficace. “Tutto è comunicazione “, pertanto è impossibile non comunicare, come ha stabilito Paul Watzlawick, uno dei maggiori studiosi della comunicazione. L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio parlano. In ogni comunicazione si evidenzia il bisogno reciproco di “essere riconosciuto” e solo rispettando tale bisogno si contribuisce alla corretta costruzione di sé. Si comunica anche ascoltando, perché l’ascolto è un momento attivo; anche l’ascolto, quindi, è comunicazione. E l’ascolto può essere passivo, semiattivo o attivo. Il medico, a riguardo, deve essere attento a non farsi coinvolgere troppo emotivamente per non cadere nel burnout, cercando di instaurare un rapporto empatico. Ci possono essere, però, ostacoli alla comunicazione che, per l’emittente, tra gli altri sono la prevenzione, il disaccordo, la stanchezza, la noia e soprattutto la brevità del tempo a disposizione perché, troppo spesso, il medico, oggi deve adempiere ad una serie di pratiche burocratiche che sottraggono tempo al processo di cura, perché, è bene ribadirlo, il processo comunicativo è parte integrante della cura. Secondo Richardson dell’Università della California, infatti, con un efficace ed idoneo processo comunicativo, la compliance al trattamento medico aumenta del 45% influenzandone anche la sopravvivenza. Ostacoli alla comunicazione, attinenti, invece, al ricevente possono riguardare la sfera personale, la sfera interpersonale e all’ambiente in cui si comunica. La comunicazione è una Scienza e può estrinsecarsi attraverso vari stili: professionale, cioè tecnico, cortese, freddo; paternalista, cioè bonario, condiscendente; confidenziale, cioè amichevole, solidale; negoziale, cioè rispettoso e attento alle convinzioni, ai valori e alle richieste del malato. Questo ultimo stile comunicativo facilita il rapporto di counseling e si basa sul modello dell’assertività che consiste nella capacità di instaurare un rapporto interpersonale equilibrato, nel comunicare in modo chiaro, cercando di controllare l’ansia ed essere coerenti. Tale modello assertivo non crea conflittualità e riconosce i diritti degli altri senza rinunciare ai propri. Inoltre nella qualità della relazione medico-paziente entrano in gioco una serie di fattori, non ultime le risorse personali (anche culturali e spirituali) che devono essere attenzionati dal medico, perchè è importante conoscere il destinatario per poterlo meglio capire ed aiutare. La comunicazione è terapeutica in quanto mette l’altro nella condizione di scegliere, di cambiare, di agire ed occorre privilegiare il linguaggio dell’io piuttosto che il linguaggio del tu o del lei, tenendo conto che lo psicologo è un supporter e che non può sostituire il medico. Le reazioni del paziente alla comunicazione possono essere di shock, di stato di incredulità, di sensazione di angoscia, di rabbia e solo dopo un po’compare un atteggiamento di resa e di arrendevolezza. E’ importante, pertanto, comunicare in uno spazio riservato, per affrontare argomenti spesso spiacevoli e temi difficili. Il malato, infatti, è intimidito se non c’è privacy o in caso di incontri frettolosi. E’ da tenere presente, inoltre, che sentimenti empatici e di compassione (cum patior) da parte del medico, riducono l’ansia in molti pazienti, stando bene attenti alla comunicazione non verbale quali il movimento degli occhi o del viso. Quindi, nel processo comunicativo è importante saper ascoltare, guardare, capire. Occorre costruire un rapporto con una persona, prima che con un caso clinico. Non è solo una questione di tempo o di disponibilità individuale da parte del medico ma occorre un trasfert comunicativo che non tutti possono avere ma esistono tecniche di relazione che si possono imparare da esperti del Settore e applicarli in campo sanitario. Perché bisogna rifarsi all’ “arte del comunicare”, in quanto non basta comunicare ma, è bene ribadire, occorre comunicare bene e non avere atteggiamento frettoloso o approssimativo nel processo comunicativo che può destabilizzare la persona ammalata. Nello specifico, la diagnosi va comunicata con grande tatto e attenzione rispettando quei pazienti che non vogliono conoscere la verità, mentre altri vogliono saperla ma solo a gradi. E quando si forniscono notizie sulla diagnosi occorre sempre dare anche informazioni sulle possibili cure perché non bisogna mai tralasciare prospettive positive, segnali di speranza come del resto ci ricorda l’articolo 33 del Codice di Deontologia Medica “ Il medico adegua la comunicazione alla capacità di comprensione della persona assistita o del suo rappresentante legale, corrispondendo ad ogni richiesta di chiarimento, tenendo conto della sensibilità e reattività emotiva dei medesimi, in particolare in caso di prognosi gravi o infauste, senza escludere elementi di speranza”.

* Commissione Consulta Deontologica e Bioetica Ordine dei Medici di Napoli

*********************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

 

BACHECA

  • A partire dal 6 settembre 2025 sarà attivato su questo Giornale un Corso Sintetico sui

“Linguaggi Extraverbali “

a cura del Direttore Bartolomeo Valentino sottoforma di Articoli-Lezioncine pubblicate ogni Sabato. I Lettori potranno porre domande indirizzandole alla email

bartolomeo.valentino@alice.it