02 Set San Gennaro tra sacro e profano. Devozione di Napoli al Santo.
Parte I
di Gennaro Mazza*
Gennaro è l’indiscusso vero difensore e fraterno amico di Napoli e dei Napoletani.
Ed il Duomo che lo ospita con il Suo tesoro, (attenzione …il Duomo è dedicato a Santa Maria Assunta), ne è la prova più tangibile.
Il tesoro di San Gennaro è così grande e soprattutto così prezioso che nel 2013 nasce l’esigenza di crearvi un apposito museo, il “museo del tesoro di San Gennaro”, per l’appunto che ingloba parte della cappella del tesoro del Santo che si trova all’interno del duomo di Napoli ma che non fa parte del duomo stesso.
L’ingresso del tesoro più importante al mondo, infatti, è accanto al Duomo di Napoli, in Via Duomo 149, sotto i portici, alla destra dell’ingresso principale della cattedrale in dei locali che per atto notarile dell’epoca, sono di proprietà delle Deputazioni cittadine ossia … del Popolo Napoletano.
Tre volte l’anno, in date ufficiali e solenni, Gennaro rinnova il suo legame con Napoli e il suo sangue viene esposto a migliaia di cittadini, e ai turisti occasionali. E’ un rito travolgente. Emozionante.
Una folla di fedeli prega ad altissima voce durante l’evento dello scioglimento del sangue.
E’ uno spettacolo straordinario a cui tutti i partecipanti si prestano, chiedendo a Gennaro, protettore dei napoletani tutti, di fare il “miracolo dell’ ampolla”.
Talvolta qualcuno preso da forte eccitazione, addirittura impreca, offende, per poi molto devotamente scusarsi con il Santo.
Il sangue come tutti sanno è custodito nella sacra ampolla riposta in una cassaforte nella Sua Cappella le cui doppie chiavi sono possedute da solo due persone.
Tutto questo si ripete nel sabato precedente la prima Domenica di Maggio, il 19 Settembre e il 16 Dicembre.
Ed in tali frangenti tutti, fedeli e miscredenti accorrono in Cappella e nel Duomo per assistere al prodigio della liquefazione.
Ma la storia del tesoro di Gennaro è una storia straordinaria, nata a Napoli nel 1527 durante la dominazione borbonica , in un momento di buio profondo per la città, distrutta dalla guerra, e dal terremoto.
E fu proprio la fame e la pestilenza dell’epoca a portare i poveri napoletani ad affidarsi, con un vero e proprio patto d’Amore, al loro amato Patrono, lanciando a lui questa voce, che diventò una preghiera all’unisono del popolo napoletano, che incitava il Santo con queste parole: “San Genna’, salva a’ nosta città e nuie ti costruimm’ a chiesa chiù bella”.
Incredibile, ma vero: i popolani si rivolsero ad un notabile per stipulare un vero e proprio patto fra il Santo e i rappresentanti di ogni quartiere, compresi ben 5 nobili cittadini.
Insomma, fu fatto un vero e proprio contratto notarile tra il Santo ed i Napoletani. Un rogito che ancora oggi ha valore e fede profonda.
E così, cominciarono i lavori per la costruzione della chiesa, fondando “La Deputazione,” (ossia, un mandato per il volere della popolazione), affinché il governo custodisse, a fine lavori della Cappella del Tesoro di Gennaro, non solo le reliquie del Santo, ma anche tutti i doni, (ecco che inizia a crearsi il Tesoro più grande e prezioso al mondo), che i fedeli si privarono per offrirli
al Santo, in cambio di una migliore vita terrestre.
Persino gli altolocati contribuirono con i loro doni alla realizzazione.
Nobili e potenti di tutta Europa si diedero da fare, tra i quali Napoleone Bonaparte, Maria Teresa d’Austria, Gioacchino Murat, e Ferdinando II.
Tutti volevano assicurarsi le grazie di Gennaro. Ed ancora oggi, questa missione dei doni continua ed è in piena attività.
Dopo questo patto con il “Santo Patrono”, le epidemie cessarono, la terra si acquietò e Napoli tornò man mano ai suoi antichi splendori.
*Avv. Prof.-Direttore della Scuola di Grafologia Forense di Napoli
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