Referendum sulla giustizia: confronto fra le ragioni del Si e quelle del No al Museo Civico del Risorgimento di S. Maria C. Vetere

Referendum sulla giustizia: confronto fra le ragioni del Si e quelle del No al Museo Civico del Risorgimento di S. Maria C. Vetere

di Giuliana Scolastico*

 

 

 

 

Un confronto aperto e partecipato si è svolto ieri al MUCIR , organizzato dall’UNITRE di S. Maria C. Vetere, sul tema del Referendum costituzionale relativo alla riforma della giustizia. L’incontro ha offerto ai presenti l’occasione di ascoltare direttamente le argomentazioni dI due posizioni contrapposte, quella di un alto magistrato, il dott. RAFFAELE CENICCOLA e di un avvocato penalista cassazionista, il dott. CLAUDIO SGAMBATO, in vista di una scelta consapevole alle urne. I saluti istituzionali del Presidente dell’Unitre, prof. Bartolomeo Valentino, hanno aperto la seduta.A moderare il dibattito è stata la scrivente, che ha introdotto i lavori anche fornendo ai presenti un quadro comparativo cartaceo fra il testo di legge vigente e quello proposto dalla Riforma. Nel corso dell’incontro, il primo a prendere la parola è stato il giudice Raffaele Ceniccola: egli ha espresso le ragioni del “No”, sottolineando con forza il valore dell’attuale impianto costituzionale, firmato da nomi illustri come De Gasperi, De Nicola. Terracini e stigmatizzando la proposta di cambiamento di ben 7 articoli della Costituzione, proposta, peraltro, non approvata da tutte le forze politiche. Ha messo in guardia i presenti dai possibili rischi per l’equilibrio tra i poteri dello Stato: in particolare, separando le carriere, il PM non farebbe più parte della cultura della giurisdizione e rischierebbe di finire sotto il controllo del potere politico, perdendo la sua indipendenza.

Il sorteggio poi viene considerato lesivo della dignità dei magistrati, perché significherebbe che essi non sarebbero in grado di scegliere con il voto i colleghi da mandare al CSM. E inoltre far parte del Csm richiede competenze specifiche che non tutti i magistrati hanno.  Le correnti presenti nell’ambito della magistratura, nella visione del dott. Ceniccola,  non sono considerate  negativamente, dal momento che esprimono idee programmatiche diverse.

In sintesi, secondo questo punto di vista, il testo di Riforma potrebbe incidere negativamente sull’autonomia e sull’indipendenza della magistratura.

Di opposto avviso il secondo relatore, l’Avvocato Claudio Sgambato, sostenitore del “Sì”, il quale ha innanzitutto evidenziato che proprio la nostra Costituzione all’articolo 138 prevede che essa possa essere modificata e il medesimo articolo indica l’iter da seguire in caso di modifica, iter che è stato seguito puntualmente dall’attuale proposta di Riforma . Chiarisce anche che le  modifiche riguardano nella sostanza solo due articoli della Costituzione, perché gli altri sono di conseguenziale adeguamento della terminologia.

Partendo poi dalla lettura dell’art.111 della Costituzione che prevede che il processo debba svolgersi “nel contraddittorio fra le parti davanti a un giudice terzo e imparziale”, l’avv. Sgambato ha sostenuto che la separazione delle carriere, con due concorsi diversi, con due percorsi formativi diversi, con due CSM diversi, serve a rafforzare la terzietà e l’imparzialità del giudice e a rendere più coerente il processo accusatorio in attuazione dell’art. 111 della Costituzione.

Ha contestato vivamente l’opinione diffusa che la Riforma possa comportare per la magistratura perdita dell’autonomia e sottomissione al potere politico, in quanto non c’è nessun articolo della Riforma che possa dare adito a questo sospetto. A tal proposito dichiara che le ragioni del “SI'” si basano esclusivamente su quanto è scritto nel testo di legge  e non su congetture e pertanto, a proposito dell’autonomia della magistratura, vista in pericolo da alcuni, cita  l’incipit dell’art. 104 della Costituzione che resta invariato nel testo di Riforma e recita così: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere” , anzi nel testo di Riforma è aggiunto: “ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente” (cioè i PM), proprio per sottolineare che anche il Pubblico Ministero gode delle stesse garanzie di autonomia e indipendenza previste per i giudici. Peraltro resta invariato anche l’articolo  358 del Codice di Procedura Penale, che prevede l’obbligo per il Pubblico Ministero di svolgere accertamenti anche a favore della persona sottoposta ad indagine. Quindi non si capisce, obietta il relatore, per quale motivo il PM dovrebbe uscire indebolito dalla Riforma.

Quanto al CSM, l’avv. Sgambato chiarisce che attualmente esso è composto per i due terzi da magistrati e per un terzo da laici; con la Riforma e l’introduzione di due CSM, la proporzione resta la stessa, quindi con la stessa ampia maggioranza di magistrati. Cambiano le modalità di nomina: mentre ora i magistrati vengono eletti tramite voto, il che facilmente implica clientelismo e potere delle correnti, con la Riforma invece vengono sorteggiati con sorteggio secco, cioè fra tutti i magistrati.

I laici , che attualmente sono scelti direttamente dal Parlamento, con la Riforma sono sorteggiati da una lista predisposta sempre dal Parlamento in seduta comune. A presiedere ciascun CSM  resta sempre il Presidente della Repubblica.

È dunque immotivata, nella visione del relatore, la paura che il potere politico possa sopraffare il potere giudiziario, soprattutto se si pensa che attualmente è il Parlamento a scegliere direttamente i membri laici.

Quanto al sorteggio, che secondo alcuni non premierebbe il merito, l’Avvocato osserva che tutti i magistrati, se sono in grado di decidere dell’ ergastolo o della libertà di una persona, saranno anche in grado di decidere chi deve occupare un posto apicale o chi deve avere una promozione o altri compiti di tal genere di cui si occupa il CSM. E, soprattutto, il sorteggio avrebbe il vantaggio di sbaragliare, o almeno attenuare, il peso delle correnti  all’interno del CSM.

Poco si è discusso poi sull’Alta Corte Disciplinare: essa viene prevista dalla Riforma per giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati, compito  attualmente svolto dal Consiglio Superiore della Magistratura.

L’Alta Corte disciplinare, in base alla Riforma, è composta di 15 membri, di cui 9 togati sorteggiati con sorteggio secco, 3 laici scelti dal Presidente della Repubblica e tre laici sorteggiati da un elenco scelto dal Parlamento. L’avvocato Sgambato fa notare che anche qui, come nei CSM, è prevista una ampia maggioranza dei togati sui laici.

A concludere questo istruttivo incontro le parole dell’Assessore alla cultura, avv. ANNA MARIA FERRIERO,  che ha fornito ulteriori delucidazioni sulla Riforma, ha apprezzato lo spirito dell’incontro e del confronto e ha concluso il suo intervento invitando tutti ad andare a votare, perché il voto è “l’esercizio massimo della nostra sovranita’ repubblicana”.

Già Docente Latino e Greco nei Licei Classici   .Direttrice Corsi Unitre di S. Maria Capua Vetere

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