07 Feb Empatia e Comunicazione


di Bartolomeo Valentino*
L’Empatia può essere definita quella capacità di un uomo di porsi in sintonia con l’altro per affondare nei suoi sentimenti ed emozioni senza ,tuttavia, lasciarsi coinvolgere . Sintonizzarci con l’altro ci aiuta a comprendere il linguaggio del corpo dell’altro. In altre parole non è importante ciò che l’altro dice, ma come lo dice. Non è da considerarsi un linguaggio extraverbale vero e proprio, ma uno strumento che ci aiuta a comprendere altri linguaggi, quali la gestualità, soprattutto quella mimica. Vedremo, trattando della Morfopsicologia, come l’empatia è il chiavistello per meglio leggere il volto di una persona. Un rapporto empatico è uno strumento utilissimo per chi opera nell’ambito delle professioni di aiuto, ma, anche, nelle mani dei genitori per rapportarsi meglio ai loro figli. Secondo studiosi dei problemi dell’empatia si devono distinguere quattro componenti:
a-Trasparenza. L’interlocutore si deve convincere della trsparenza, lealtà di sentimenti dell’altro , altrimenti si potrebbe chiudere in difesa.
b-Comprensione empatica
Ci si deve calare nei problemi dell’altro, ma non si deve essere condizionati da essi.
c-Accettazione incondizionata.
Non si devono esprimere valutazioni approvando o disapprovando quanto dice l’altro.
d-Ascolto empatico. Bisogna aiutare l’altro ad autoesplorarsi.
La parola empatia è un termine usato nella psicoanalisi, ma già presente nell’antica Grecia per creare un legame tra attori e pubblico. La scuola post-freudiana l’ha comunque valorizzato. Freud,infatti,sosteneva che un medico nei confronti del suo paziente doveva essere neutro, ossia freddo senza essere impressionato e condizionato dalle sue emozioni. Gli psicoanalisti postfreudiani sostengono, invece, che bisogna cogliere queste emozioni per poter meglio esplorare la loro psiche. Mi piace riportare una celebre frase di Otto van Bismark:”chi ha guardato negli occhi un soldato morente(ovvero ha stabilito un rapporto empatico)rifletterà prima di intraprendere una nuova guerra”. Quindi, se ci identifichiamo con l’altro in un rapporto empatico è difficile fargli del male. Chi fa del male non riesce a percepire le sofferenze dell’altro. Qualcuno chiese al dr Gustave M. Gilbert ,che aveva la funzione di assistere i criminali nazisti durante il processo di Norimberga, se si fosse fatta una propria idea sul male, ovvero perché quei criminali avevano torturato tante persone. La risposta fu questa:”credo che la natura del male assoluto sia costituita dalla mancanza di empatia”.
Ma come può succedere che possiamo identificarci con un altro, specchiarsi in esso, meccanismo alla base della relazione empatica. Inoltre questo meccanismo è inserito nel codice genetico o è frutto delle diverse culture, dei diversi vissuti ed esperienze. La risposta la possiamo trovare nella scoperta dei Neuroni Specchio grazie al prof. G. Rizzolatti ed il suo gruppo dell’Università di Parma negli anni 90.
Breve storia dei Neuroni Specchio
Come tutte le grandi scoperte fu un episodio casuale che portò a questa grande rivoluzione nell’ambito delle neuroscienze. Il prof. Rizzolatti et all. stavano conducendo ricerche sull’area motoria della corteccia cerebrale delle scimmie. Avevano posizionato degli elettrodi su tale area per registrare i movimenti della mano .Offrivano del cibo alla scimmia. Si trattava di banane. Ad un certo punto un ricercatore, colpito dai morsi della fame, prese una banana dal cesto per mangiarla. Notarono che,grazie agli elettrodi collocati sull’area motoria della scimmia, alcuni neuroni dell’animale si attivavano come se la scimmia volesse mangiare. Erano stati scoperti i neuroni specchio. Nel 1995 questo gruppo di ricercatori dimostrarono l’esistenza dei neuroni specchio anche nell’uomo. Oggi le ricerche sui neuroni specchio sono condotti con sofisticati strumentazioni, quali:
a-PET(Tomografia ad emissione di Positroni)
b-fMRI(Risonanza Magnetica Funzionale)
c-TMS(Stimolazione Magnetica Transcranica)
d-MEG(Magnetoencefalografia).Ed è proprio il sistema dei neuroni specchio che sarebbe alla base dell’Empatia,in quanto sarebbero i mediatori per la comprensione delle azioni delle altre persone, ovvero dell’apprendimento attraverso l’imitazione. E’ interessante riportare l’esperienza dei monaci buddisti a proposito dell’empatia e dei neuroni specchio. Questi monaci, pregando intensamente, annullano le loro pene personali concentrandosi solo sul dolore degli altri. Grazie alla Risonanza Magnetica è stata studiata la mente in questi monaci. Con l’esercizio è possibile allenarsi migliorando il sistema dei neuroni specchio. Dunque il pensiero empatico e,quindi, l’attività dei neuroni specchio, può subire un allenamento ed un vero esercizio. Tutto dipende dalla nostra volontà
Quali sono le principali funzioni dei neuroni specchio?
a-Aiutano nel meccanismo della Com-passione nei confronti degli altri.Ci si può specchiare negli altri condividendo il loro dolore.
b-Sono alla base della socializzazione. Potersi riconoscersi in un altro significa poter creare dei gruppi omogenei,dunque la nascita della Società
c-Favoriscono il sistema di apprendimento globale. Riconoscendo i gesti altrui, come propri, consentono l’apprendimento per imitazione. Si immagini come è importante questo meccanismo nei bambini in via di sviluppo.
d-Aiutano a cercare una immagine del proprio io. Ci vediamo attraverso una immagine di noi che gli altri ci inviano.
I Neuroni specchio sono definiti anche Sistema dei Neuroni Specchio in quanto costituiti da un gruppo di cellule localizzate nella zona fronto-parietale del cervello collegati con altri neuroni. Hanno la capacità di reagire ad uno stimolo ma anche di comprenderlo. Quindi l’azione e percezione si configurano un’unica funzione. Il centro nervoso che presiede alle funzioni dei neuroni specchio e’ nell’Insula. Siamo nel cervello limbico,di media età rispetto a quello rettiliano ed al recente neocortex. Siamo, dunque, nella stessa regione del sistema nervoso dove nascono le emozioni,
*Direttore Responsabile