07 Gen Monsignor Raffaele Nogaro, il vescovo degli ultimi
di Giuseppe Gionti

Il 6 gennaio 2026 si è spento monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, figura carismatica e coraggiosa della Chiesa italiana. Aveva 92 anni. La sua vita è stata un esempio luminoso di fede vissuta con radicalità evangelica, al fianco degli ultimi, contro ogni forma di ingiustizia e sopraffazione.
Un pastore con l’odore delle pecore
Nato il 31 dicembre 1933 a Gradisca di Sedegliano (Udine), Nogaro fu ordinato sacerdote nel 1958. Dopo essere stato vescovo di Sessa Aurunca dal 1982, fu nominato vescovo di Caserta nel 1990, incarico che mantenne fino al 2009, quando si dimise per raggiunti limiti di età. Ma anche da emerito, non smise mai di essere voce profetica e presenza viva nei territori feriti dalla camorra e dall’emarginazione.
Contro la camorra, senza paura
Monsignor Nogaro fu tra i primi vescovi del Sud a denunciare pubblicamente la camorra come “male assoluto”, attirandosi critiche e minacce. Ma non arretrò mai. Aprì le porte della diocesi ai migranti, ai poveri, ai senza casa. Fu vicino a don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra nel 1994, e ne sostenne la memoria e la causa di beatificazione.
Un gesto tutto di fede a Marcianise
Nel 1999, monsignor Nogaro lasciò un segno indelebile anche nella comunità di Marcianise. Partecipò infatti alla solenne consacrazione della chiesa dedicata a Nostra Signora di Fatima, elevandola a santuario mariano. Insieme a lui, in quell’evento carico di spiritualità e significato, c’erano il fondatore don Mimì Dragone, monsignor Diego Bono e monsignor Pietro Farina. Fu un momento di grande comunione ecclesiale e di riconoscimento per un luogo che da allora è diventato punto di riferimento per la devozione popolare e la carità concreta.
Il ricordo di chi lo ha conosciuto
.Per tanti, è stato un padre spirituale, un compagno di lotta, un testimone autentico del Vangelo.
Una Chiesa che cammina con il popolo
Monsignor Nogaro lascia un’eredità profonda: quella di una Chiesa che non si chiude nei palazzi, ma che scende nelle strade, che ascolta il grido dei poveri, che si fa voce di chi non ha voce. La sua memoria continuerà a vivere nei cuori di chi lo ha conosciuto e nelle comunità che ha servito con amore e dedizione.