27 Dic Gesto e parola: protagonisti della comunicazione


di Bartolomeo Valentino
Una prima domanda che ci dobbiamo porci è: i gesti e la parola possono essere scissi?
La risposta è no. Infatti , il linguaggio articolato è nato dai gesti.Negli animali e negli uomini primitivi la gestualità era sufficiente per comunicare. D’altra parte è quanto succede nei neonati e nei bambini piccoli. Nel corso dei secoli le parole si sono abbinate ai gesti, che non sono mai stati eliminati. Robert Krauss e Ezeqiuel Marseglia della Columbia University di New York, ma anche altri hanno dimostrato che il poter parlare con molta scioltezza, avere la battuta pronta, ha un legame molto stretto con i gesti a cui ricorriamo nella conversazione. Lo Psicologo Rimé dell’Università di Louvain in Belgio ha dimostrato che nel parlare il movimento, un gesto anticipa sempre la parola. Infatti, in uno studio originale alcuni soggetti erano stati immobilizzati ed erano stati invitati a parlare. In queste condizioni sperimentali si notava che avessero difficoltà ad esprimersi. Non solo, ma in questi soggetti articolare la parola diventava più difficile perché il discorso risultava più povero ed insignificante oltre che poco convincente. Aumentavano addirittura gli errori di pronuncia con finali sbagliate .Sempre nella stessa ricerca è stato dimostrato che il numero e le modalità gestuali variano in rapporto al contenuto del discorso. Così la gesticolazione risulta minore e poco espressiva allorquando vanno riferiti concetti astratti. I gesti diventano più abbondanti ed espressivi se si descrivono scene, azioni o oggetti concreti. Sempre Krauss e Marseglia hanno condotto un singolare esperimento nel rapporto di gesto e parola. Hanno applicato all’estremità superiore destra di soggetti seduti degli elettrodi in grado di registrare la tensione muscolare. Ai partecipanti venivano lette delle definizioni di utensili e veniva loro chiesto di dire il nome di ciò a cui si riferivano. E’ risultato che i termini correlati davano luogo ad una maggiore contrazione nei muscoli dell’arto dominante. I movimenti fornivano una rappresentazione plastica del termine cercato o dei movimenti che si fanno nell’afferrare quello utensile o nel farne uso. Cosi per esempio , alla parola spiedo il soggetto eseguiva una rotazione della mano dell’arto con il pugno semichiuso. Quale è la spiegazione? Quando apprendiamo il significato di un oggetto lo archiviamo nella memoria contemporaneamente al movimento che compiamo per il loro uso. Quando richiamiamo alla mente quell’oggetto si attiva non solo l’area linguistica specifica del cervello , ma anche ,quella motoria dove vengono immagazzinate le sequenze di azioni fra loro coordinate. Evocando nel cervello il movimento per l’uso di quell’oggetto si attiverebbero i muscoli specifici legati a quel movimento. Ciò diverrebbe una spinta per ricordare il nome dell’oggetto. Dunque , nell’evocare una parola riferita ad un oggetto si attiva un’area motoria specifica, sensoriale, del tatto, della vista oltre che un’area linguistica.
*Direttore Responsabile