24 Nov Baia:il castello delle meraviglie
di Jolanda Capriglione*
Anche l’iroso maltempo degli ultimi giorni è stato costretto ad arrendersi di fronte all’incomparabile Bellezza di Baia, del suo Castello che affonda nell’azzurro infinito che comincia dove finisce il mare e finisce dove comincia il cielo.
Ieri Fabio Pagano, raffinato archeologo e super-direttore del Parco dei Campi Flegrei, ha presentato da par suo i nuovi spazi espositivi del Museo sito nel castello di Baia delle meraviglie che di giorno in giorno si arricchisce di un fregio in marmo trovato per caso in un campo, di un basamento di colonna ripescato da un barcaiolo fortunato, di un pavimento in mosaico bicromo a lungo cercato dai bravissimi archeologi subacquei che lavorano nell’area marina del Parco. Eh sì, questo è un Signor Museo, non solo per la ricchezza di materiali che non avrebbero nemmeno bisogno di didascalie tanto sono fascinosi, ma anche per il locus amoenissimus: fra un’Artemide in tufo grigio e un Hermes in marmo bianco vedi di lontano una vela che scivola verso Capri e pensi a Tiberio, i suoi fasti capricciosi, mentre ti chiama un’Afrodite che gioca con un piccolo Eros e lo sguardo va verso Puteoli, ai destini male incrociati di Nerone e Agrippina, a Cesare, fine intenditore, che qui, proprio qui volle la sua villa, a Lucullo il viveur innamorato di una murena … E che fai, non hai un mancamento estetico di fronte a questo nudo atleta dalle forme perfette? Forse si esibiva per Cicerone che da queste parti aveva la sua domus o forse per per la generosa Sosandra che l’aveva salvato da chissà quale tempesta. Ma chissà, forse è solo Baio che Licofrone volle sodale di Ulisse nell’ingannamento a Polifemo-vulcano dall’unico occhio. Chissà. Fra un marmo, un gesso, un tufo grigio e un mosaico il pensiero va e puoi sognare i lussuosi mondi degli otia di … no, Fabio Pagano ha finito il suo racconto sull’inaugurazione del nuovo Padiglione ‘Cavaliere’ e il cielo ritorna al suo lavoro novembrino lasciando cadere uno scroscio di pioggia improvviso, mentre l’azzurro si fa qui più cupo, là più profondo.
Non importa: siamo a Baia, nel castello delle meraviglie.
*Presidente Unesco Caserta
