25 Ago Educazione emotiva ed Alfabetizzazione affettiva
di Giuseppina Valentino*


Oggi si assiste all’esplosione di forme di violenza sempre più preoccupanti, verbali, psicologiche e fisiche, anche da parte di giovanissimi in preda a tensioni interiori, relazioni conflittuali ed incapacità di gestire le proprie emozioni. Tali condotte aggressive sono messe in atto senza che gli autori mostrino segni apparenti di disagio personali o familiare. Secondo i più avanzati studi in questo ambito, per contrastare tali problemi, deve entrare in gioco l’EDUCAZIONE EMOTIVA. Già negli anni 90 Daniel Goleman cominciò a sostenere l’esistenza di un mondo di emozioni interne a ciascun individuo, emozioni che vanno guidate ed educate per portare al benessere personale, inteso come capacità di autostima, come capacità di sapersi rapportare nelle relazioni sociali. Quindi è il caso di dire che il termine di educazione emotiva è entrato solo recentemente nel linguaggio pedagogico, perché è nei tempi a noi vicini che si è palesato il triste fenomeno della violenza di ogni genere, anche da parte di persone al di sopra di ogni sospetto, e, cosa ancora più angosciante , da parte di minorenni e per futili motivi. L’educazione emotiva ha la scopo di guidare le persone, fin dall’età dell’adolescenza, nella gestione delle proprie emozioni e nel rispetto di quelle degli altri, potenziando i sentimenti di empatia e compassione. Questi scopi si raggiungono facilmente se le relazioni interpersonali si basano sulla comunicazione leale e sulla tolleranza. Tecniche e strategie per imparare a gestire le emozioni in generale, fino alle forme di ansia, stress e depressione, potrebbero essere le relazioni sane, lo sport, la musica, l’arte, i luoghi di aggregazione, oltre alla pratica di vere e proprie tecniche mirate, poste in atto con esperti della materia. Di pari passo con l’educazione emotiva procede l’ALFABETIZZAZIONE AFFETTIVA, di cui l’iniziatore è stato lo psicologo italiano Daniele Novara, che ha definito l’alfabetizzazione affettiva come “la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni proprie e altrui, per migliorare la qualità delle relazioni della vita personale”. L’alfabetizzazione affettiva rende più facile il raggiungimento dei fini della educazione emotiva, perché offre ad essa i mezzi per realizzarla e quindi per potenziare le sue ricadute dal punto di vista sociale, in quanto insegna a gestire le emozioni, compresi lo stress e l’ansia, sviluppando l’autostima e la fiducia in sè stessi e prevenendo le forme depressive. L’educazione emotiva e l’alfabetizzazione emotiva, quindi, servono a fornire agli adolescenti e ai giovani i mezzi per diventare adulti felici, capaci di elaborare i conflitti interiori, i complessi di inferiorità e di praticare l’empatia, la comprensione, il sostegno reciproco e la solidarietà, senza mai agire “di istinto”.
*Già Insegnante Scuole Elementari