16 Lug Dove l’Angelo calpesta il Drago
Dove l’Angelo calpesta il Drago
di Giuseppe Gionti*


In un angolo nascosto del Molise, lontano dai clamori del turismo e avvolto in una quiete quasi mistica, si cela un luogo che sfida il tempo e la materia: la grotta di San Michele Arcangelo, incastonata nella roccia viva a Sant’Angelo in Grotte, piccolo borgo vicino a Castelpetroso dove la fede sembra scolpita nella pietra stessa. La leggenda narra che questa grotta sia stata luogo di culto sin dall’epoca longobarda, quando il popolo guerriero, convertito al cristianesimo, scelse San Michele come protettore spirituale. Si crede che la collina che accoglie la grotta fosse già venerata prima dell’anno Mille. E poi, nel 1890, il santuario come lo conosciamo oggi fu costruito, diventando rifugio dell’anima e meta di pellegrinaggio .Il primo impatto, all’ingresso, è solenne: due porte in bronzo si stagliano contro la roccia. La prima, opera dello scultore Urbano Buratti* racconta la creazione, l’uomo, il peccato e la lotta fra l’Arcangelo e il drago. La seconda, di *Giuseppe Madonna, mostra il popolo che entra, protetto dallo sguardo vigile del santo guerriero. Già qui la narrazione della fede diventa scultura. Entrando nella grotta si viene avvolti da un’atmosfera irreale. Le stalattiti dai riflessi verdi e rosati sembrano lacrime di pietra, scolpite dal tempo e dalla preghiera. L’acqua che stilla dalle pareti alimenta un piccolo pozzo, raccolta dai fedeli come segno di benedizione. Al centro troneggia la statua di San Michele Arcangelo*, scolpita nell’atto di schiacciare il Diavolo sotto i suoi piedi. Ma c’è un dettaglio curioso: la creatura rappresentata non è il classico demone, bensì una figura femminile nota localmente come Peppinella. Una leggenda viva racconta che, durante una processione, la statua diventò improvvisamente pesantissima, quasi a non voler più lasciare la grotta. Quando finalmente varcò la soglia, una pioggia di *cenere e lapilli scese sul paese, interpretata come un segno del disappunto celeste. Da allora, il santo è rimasto nel suo santuario: un angelo che ha scelto la roccia come trono. Visitare questo luogo è molto più di un viaggio fisico. È un’esperienza che attraversa il corpo e l’anima. Il silenzio profondo , il fresco dell’ambiente, l’odore della pietra umida e il brillare tenue della luce che filtra dalle aperture naturali creano un’atmosfera che tocca corde spirituali dimenticate. In un mondo che corre veloce, questo santuario invita a fermarsi, ascoltare, respirare. Chi visita la grotta di San Michele Arcangelo non torna mai uguale. Perché qui, nel cuore roccioso del Molise, la fede ha scolpito la storia. E l’angelo che calpesta il drago non è solo una statua: è simbolo della lotta eterna tra luce e oscurità, e della scelta di un luogo dove il cielo ha trovato casa nella terra.
*Cultore di Storia dell’arte