24 Mag La Maturità della tifoseria e popolo napoletano
La MATURITÀ della tifoseria e popolo napoletano
di Maurizio Mazzotti*

Quando nel 2015 fui chiamato dalla SSC Napoli per predisporre un Project Financing finalizzato alla ristrutturazione del San Paolo (allora si chiamava ancora così) toccai il cielo con un dito.
Sono juventino, ma lavorare per il Napoli mi dava un’emozione particolare.
Incontrai il più importante dirigente del Napoli dopo De LAURENTIIS, all’hotel Vesuvio. Questa fu la mia prima sorpresa, il Napoli non aveva, come non ha, una sede ufficiale in città e si discusse attorno a un concetto, che era questo: il solo fatto di avere l’onore di lavorare per il Napoli doveva già di per sé costituire un ristoro sufficientemente satisfattivo, dopodiché qualunque fosse l’importo economico, questo andava visto come un ulteriore premio.
I punti inderogabili che il Dela mi comunicò erano: spesa massima da investire: 30 milioni; durata della concessione, 99 anni.
Ovviamente il Piano economico – finanziario non poteva stare in piedi.
Lavorai sui lavori da fare in tutti i modi, ma non riuscivo a scendere sotto certi valori. Ricordo le riunioni in Comune per discutere i contenuti della proposta ed io sedevo dalla parte del Napoli, pur sapendo che un esame anche solo a primo colpo d’occhio non avrebbe potuto meritare un’approvazione da parte del Comune.
E infatti così fu.
De Laurentiis mi chiamava tutti i giorni a ora di pranzo quasi a voler convincere me (?) della bontà delle sue idee, mentre io tentavo di convincere lui che occorreva quantomeno ridurre di molto la durata della concessione. Mi dava ragione, tra l’altro, un famoso progettista, già capo progetto dello Stadium della Juve e redattore del progetto preliminare di riqualificazione del San Paolo.
Ovviamente non riuscii a convincere il Presidente, e non se ne fece più nulla.
Avevo però conosciuto il carattere di quell’uomo, e ai miei amici napoletani tra i quali egli non riscuoteva particolari simpatie, ebbi modo di dire che si, forse avevano anche ragione a definirlo avaro, antipatico, etc., ma quell’uomo aveva qualcosa di straordinario, e sarebbe riuscito a sconfiggere l’evidente provincialismo dell’ambiente, portando il Napoli a competere alla pari con la Juve e con le milanesi. Non mi sbagliavo. Caro Maurizio, mi disse il Dela, quando ho comprato il Napoli non sapevo nulla di calcio, ma dopo sei mesi avevo già capito tutto.
Presuntuoso? Non lo so, ma di certo nel giro di pochi anni il Napoli è diventato quello che è diventato. Come pure l’ambiente della tifoseria, che è passata da un sentimento comune di complesso di inferiorità nei confronti delle grandi a diventare una delle grandi, sostituendo invidia e rancore con un sano sentimento di sportivo confronto.
E quando si è diventati una delle grandi, si è entrati stabilmente nel club delle più forti. E quando si è forti, prima o poi si vince.
E il Napoli ha vinto.
Evviva il Napoli.
Evviva De Laurentiis
• Già Ing. Capo del Comune di S. Maria Capua Vetere