21 Mag Intelligenza Artificiale e Giovani: una sfida educativa del presente
di Laura Campajola*
«L’intelligenza artificiale è l’arte di dare alla macchina ciò che c’è di più umano: la capacità di apprendere.» Questa frase di Jean-Gabriel Ganascia, filosofo e scienziato, apre una riflessione urgente: quale rapporto lega oggi i giovani all’intelligenza artificiale?
Le nuove generazioni vivono immerse in tecnologie intelligenti. L’IA è ormai parte della quotidianità: suggerisce video, filtra contenuti, traduce testi, scrive messaggi, organizza immagini. È un compagno silenzioso, spesso invisibile, che accompagna ogni gesto digitale. Ma quanto c’è di consapevole in questo rapporto?
I ragazzi utilizzano questi strumenti con grande naturalezza, ma spesso ne ignorano il funzionamento, gli obiettivi, i rischi. Per molti l’IA è una comodità: uno strumento per risparmiare tempo, ottenere risposte rapide, aggirare la fatica. Raramente è vista come un oggetto di riflessione critica, come un tema su cui interrogarsi dal punto di vista etico, culturale, sociale.
Eppure, è proprio su questi aspetti che si gioca il futuro. Educare all’intelligenza artificiale non significa solo spiegare come funzionano gli algoritmi, ma promuovere una comprensione profonda delle sue implicazioni. Quali competenze saranno necessarie in un mondo automatizzato? Come difendere la propria identità e i propri dati? Quali limiti vogliamo porre alla delega tecnologica?
Parlare di IA nelle scuole, nelle famiglie, nei contesti educativi, significa aprire uno spazio per la cittadinanza attiva. Significa unire le competenze scientifiche a quelle umanistiche, coltivare pensiero critico, stimolare il dialogo tra generazioni. La tecnologia non è mai neutra: porta con sé visioni del mondo, interessi economici, scelte politiche. E i giovani devono essere messi in condizione di comprenderla, non solo di subirla.
L’intelligenza artificiale non appartiene a un futuro remoto: è già qui. Sta cambiando il modo di apprendere, lavorare, comunicare. Proprio per questo è necessario che le nuove generazioni non siano semplici utenti, ma cittadini consapevoli. Sarà la qualità dell’intelligenza umana – curiosa, critica, creativa – a decidere in che direzione far evolvere quella artificiale.
*Prof.ssa Laura Campajola, ISIS Ferraris-Buccini Marcianise
Referente cyber-security e IA