“Leone XIV. Il Pastore del Tempo Nuovo” di Bartolomeo Valentino. Riflessioni dell’Autore

“Leone XIV. Il Pastore del Tempo Nuovo” di Bartolomeo Valentino. Riflessioni dell’Autore

di Bartolomeo Valentino

 

 

 

 

Nel mio ultimo libro, già presentato a Baia Domizia l’11 agosto 2026, la figura di Papa Leone XIV viene indagata oltre la cronaca e la biografia, alla ricerca dell’uomo, del pastore e dello stile con cui la Chiesa si prepara ad attraversare le inquietudini del nostro tempo. Ci sono libri che raccontano una personalità e altri che tentano di comprenderne il significato nel tempo in cui essa è chiamata ad agire. Leone XIV. Il Pastore del Tempo Nuovo, , appartiene decisamente a questa seconda categoria. Ho affrontato  la figura di Robert Francis Prevost, divenuto Papa Leone XIV, evitando di limitarmi alla successione degli avvenimenti biografici. Il mio intento è più ambizioso: cercare l’uomo dietro il Pontefice, interrogarsi sulle radici della sua personalità, sulla formazione agostiniana, sull’esperienza missionaria, sulla concezione dell’autorità e soprattutto sul modello pastorale che sembra emergere all’inizio del nuovo pontificato. Il titolo stesso contiene la chiave interpretativa dell’opera. Leone XIV è presentato come «Pastore del Tempo Nuovo», espressione che non allude semplicemente a una novità cronologica. Il “tempo nuovo” è quello di una Chiesa chiamata a confrontarsi con una società profondamente trasformata: guerre e nuove povertà, solitudini, crisi delle appartenenze, rivoluzione tecnologica, intelligenza artificiale, migrazioni, disuguaglianze, perdita di riferimenti e crescente difficoltà dell’uomo contemporaneo a riconoscere un orizzonte condiviso. In questo scenario ho individuato nella personalità di Leone XIV una caratteristica fondamentale: la ricerca dell’equilibrio. Il Papa che emerge dalle pagine del libro non è l’uomo delle contrapposizioni né delle semplificazioni. È piuttosto una personalità nella quale sembrano convivere interiorità e capacità di governo, prudenza e fermezza, ascolto e decisione, spiritualità e concretezza. La formazione agostiniana diventa così una delle chiavi per comprenderne lo stile: entrare nell’interiorità dell’uomo per poter poi incontrare l’altro.

 

Particolarmente originale è la prospettiva morfopsicologica  per proporre una lettura della personalità del Pontefice che accompagna e integra il dato biografico.È probabilmente questo l’elemento che maggiormente distingue il volume dalla crescente pubblicistica dedicata a Leone XIV. Non  si vuole soltanto rispondere alla domanda «Chi è Robert Francis Prevost?», ma provo ad affrontarne una più complessa: «Quale concezione dell’uomo, dell’autorità e del servizio pastorale possiamo intravedere nella sua personalità?» Ne deriva un ritratto nel quale assumono particolare rilievo la misura, la capacità di ascolto, il controllo dell’espressione, la riflessività e una leadership poco incline alla spettacolarizzazione. Non un Pontefice alla ricerca della centralità personale, dunque, ma un Pastore che sembra voler ricondurre costantemente l’attenzione dalla persona alla missione.Interessante è anche il rapporto, presente sullo sfondo dell’opera, con il pontificato di Papa Francesco. Non  si costruisce una contrapposizione semplicistica tra i due Pontefici. Fa emergere, piuttosto, due differenti modalità di interpretare la missione pastorale. Francesco ha impresso alla Chiesa la forza immediata del gesto, la vicinanza alle periferie, un linguaggio capace di rompere schemi consolidati. Leone XIV sembra muoversi con una diversa tonalità: più meditativa, istituzionale e misurata. Non necessariamente una cesura, dunque, ma una diversa declinazione della responsabilità di essere Pastore della Chiesa universale. Ed è proprio qui che il libro acquista un significato che supera il semplice ritratto biografico. Parlando di Leone XIV,  si finisce infatti per interrogarsi sul futuro della Chiesa. Quale Chiesa sarà capace di parlare alle nuove generazioni? Come potrà custodire la propria identità senza trasformarla in chiusura? Come potrà dialogare con una società sempre più tecnologica senza perdere la centralità dell’uomo? Come potrà esercitare la propria autorità mantenendo viva la dimensione dell’ascolto? Sono interrogativi che attraversano il nostro tempo e che rendono il volume non soltanto un libro su un Papa, ma anche una riflessione sul significato contemporaneo dell’essere Pastore. C’è, infine, una parola che sembra attraversare idealmente tutto il volume: servizio. È forse questa la prospettiva attraverso cui comprendere il Leone XIV raccontato  in questo lavoro. Un uomo che ha attraversato mondi differenti – la formazione religiosa, la missione, il governo dell’Ordine agostiniano, l’episcopato, la responsabilità nella Curia romana – portando con sé una concezione dell’autorità che trova il proprio significato non nel potere esercitato, ma nella responsabilità assunta.Leone XIV. Il Pastore del Tempo Nuovo diventa pertanto il tentativo di leggere un pontificato mentre esso sta ancora prendendo forma. Il lettore non incontra una storia conclusa, ma una storia che comincia. Pertanto, si consegna così al pubblico non un’immagine definitiva di Leone XIV – sarebbe prematuro pretenderla – ma una chiave di lettura. Dietro la veste bianca, dietro il linguaggio misurato e la responsabilità immensa del Successore di Pietro, si  invita a cercare l’uomo, la sua formazione, la sua interiorità e il modo in cui tutto questo potrà tradursi in azione pastorale. Si intende ricordarci che ogni grande responsabilità storica nasce, prima ancora che dalle istituzioni, dalla personalità dell’uomo chiamato ad assumerla.E se davvero quello che attende la Chiesa è un “tempo nuovo”, siamo invitati  a osservare Leone XIV non soltanto come il Papa che lo attraverserà, ma come un Pastore chiamato a comprenderlo, interpretarlo e orientarlo.

*Direttore Responsabile