Papa Francesco e Leone XIV: due modi diversi di essere Pastore

Papa Francesco e Leone XIV: due modi diversi di essere Pastore

di Bartolomeo Valentino

 

 

 

 

 

Papa Francesco e Leone XIV rappresentano due modi differenti, ma non necessariamente contrapposti, di interpretare la missione del Pontefice come Pastore della Chiesa universale. Due personalità diverse, formate da esperienze ecclesiali e culturali differenti, accomunate tuttavia dalla convinzione che il Papa debba essere prima di tutto al servizio del Vangelo e dell’uomo.

 

 Francesco: il Pastore della prossimità

 

Il pontificato di Papa Francesco è stato caratterizzato fin dall’inizio dalla volontà di avvicinare la Chiesa alle persone. Già la scelta del nome Francesco indicava un programma: semplicità, attenzione ai poveri, misericordia, fraternità e custodia del creato.Il suo modo di essere Pastore si è espresso soprattutto attraverso **la vicinanza**. Francesco ha privilegiato il gesto, l’incontro, il contatto umano. Ha parlato spesso delle periferie, non soltanto geografiche ma anche esistenziali: i poveri, i migranti, i carcerati, gli anziani soli, gli ammalati e quanti vivono ai margini della società .La sua immagine della Chiesa come «ospedale da campo» sintetizza bene questa concezione pastorale: una comunità che, prima ancora di giudicare, deve avvicinarsi alle ferite dell’uomo. Francesco ha utilizzato un linguaggio diretto, talvolta sorprendente, volutamente lontano dalle formule più tradizionali. Anche attraverso questo stile ha cercato di presentare il Papa non come una figura distante, ma come un Pastore che cammina insieme al proprio popolo.

 

Leone XIV: il Pastore dell’equilibrio e della comunione

 

Con Leone XIV emerge uno stile differente. La formazione agostiniana di Robert Francis Prevost, la lunga esperienza missionaria in Perù, il servizio come Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, l’esperienza episcopale e successivamente il lavoro nella Curia romana hanno contribuito a formare una personalità nella quale assumono particolare rilievo l’ascolto, la riflessione, la comunione e il senso dell’istituzione ecclesiale. Se Francesco ha spesso comunicato attraverso l’immediatezza del gesto, Leone XIV appare maggiormente orientato verso una parola meditata e una presenza più misurata.Non significa minore vicinanza all’uomo. Cambia piuttosto il modo di manifestarla. Il suo profilo pastorale sembra valorizzare particolarmente la capacità di **tenere insieme le diverse sensibilità presenti nella Chiesa**, evitando che le differenze diventino contrapposizioni insanabili. In questo senso il Pastore non è soltanto colui che cammina davanti al gregge o accanto ad esso, ma anche colui che cerca di impedire che il gregge si disperda.

 

Dalla Chiesa delle periferie alla Chiesa della comunione

 

La differenza tra i due pontificati può essere sintetizzata attraverso due parole: prossimità e comunione. Francesco ha insistito soprattutto sulla necessità di uscire: uscire dalle sacrestie, dalle sicurezze, dall’autoreferenzialità, per incontrare l’uomo nelle sue fragilità. Leone XIV sembra porre particolare attenzione alla necessità di raccogliere, ricomporre e costruire unità. Non si tratta necessariamente di una correzione del pontificato precedente. Può essere interpretata, piuttosto, come una diversa accentuazione della stessa missione evangelica. Ogni Pontefice riceve una Chiesa inserita in un determinato momento storico e deve individuare il linguaggio pastorale più adatto per guidarla. Francesco ha ricordato alla Chiesa che non può dimenticare chi rimane ai margini. Leone XIV può ricordarle che, per raggiungere le periferie, essa deve anche conservare una profonda unità al proprio interno.

 

Due personalità, due linguaggi

 

Anche sul piano comunicativo la differenza appare significativa. Francesco possedeva una comunicazione immediata e fortemente simbolica. Una frase pronunciata spontaneamente o un semplice gesto potevano diventare rapidamente un messaggio destinato al mondo intero. Leone XIV manifesta uno stile più sobrio e riflessivo. La parola tende ad acquistare valore attraverso la ponderazione e la continuità del messaggio. Potremmo quindi individuare, con le necessarie cautele, alcune differenti accentuazioni:

 

Francesco: il gesto, la periferia, la misericordia, l’immediatezza, l’uscita missionaria.

 

Leone XIV: l’ascolto, la comunione, l’equilibrio, la riflessione, l’unità ecclesiale.

 

Sono differenze di stile pastorale più che differenze nella sostanza della missione.

 

 Continuità nella diversità

 

Sarebbe riduttivo contrapporre Francesco e Leone XIV come rappresentanti di due Chiese differenti. La storia della Chiesa dimostra che ogni Pontefice imprime inevitabilmente alla propria missione il carattere della propria personalità e della propria esperienza. Francesco proveniva dall’America Latina e portava con sé una sensibilità pastorale maturata nelle grandi periferie urbane e sociali. Leone XIV porta invece una particolare combinazione di esperienze: americano di nascita, missionario e vescovo in America Latina, religioso agostiniano, superiore generale e uomo con una significativa conoscenza della struttura universale della Chiesa.

 

Sono percorsi differenti che producono inevitabilmente differenti modi di esercitare la stessa responsabilità.

 

 Conclusione

 

Francesco e Leone XIV possono allora essere considerati **due modi diversi di essere Pastore. Francesco è stato soprattutto il Pastore che ha aperto le porte e ha invitato la Chiesa a uscire incontro all’uomo ferito. Leone XIV si presenta come il Pastore chiamato a custodire quelle porte aperte cercando, nello stesso tempo, di mantenere unito il popolo che attraverso quelle porte deve passare. Uno ha privilegiato la forza profetica del gesto; l’altro sembra privilegiare la forza paziente della mediazione e della comunione. Ma il punto d’arrivo rimane lo stesso: l’uomo e il Vangelo.Ed è forse proprio questa la continuità più profonda tra i due pontificati. Cambiano il temperamento, il linguaggio e il metodo pastorale; non cambia la responsabilità fondamentale affidata al successore di Pietro: confermare nella fede, custodire l’unità e accompagnare la Chiesa dentro le inquietudini e le speranze del proprio tempo. Perché nella Chiesa possono cambiare i Pastori e può cambiare il loro modo di camminare, ma la strada che sono chiamati a indicare rimane quella del Vangelo.

Direttore Responsabile