I Santi Pietro e Paolo e la città di Napoli

I Santi Pietro e Paolo e la città di Napoli

di Gennaro Mazza*

 

 

 

 

I santi Pietro e Paolo sono  considerati le due grandi colonne della fede cristiana: Pietro, il primo tra gli apostoli e simbolo dell’unità della Chiesa, e Paolo, il grande missionario che portò il Vangelo ai popoli non ebrei.

Entrambi morirono martirizzati a Roma sotto l’imperatore Nerone. San Pietro fu condannato alla crocifissione, ma, su sua richiesta, venne crocifisso a testa in giù, perché non si riteneva degno di morire nello stesso modo di Gesù. San Paolo, essendo cittadino romano, non fu invece crocifisso: gli venne inflitta una pena considerata meno infamante, la decapitazione.

A tal proposito, ci sembra giusto ricordare che i santi, nella tradizione cristiana, non si festeggiano nel giorno della loro nascita terrena, ma nel giorno della loro morte: il giorno della nascita alla vita eterna, il loro dies natalis.

Poiché entrambi conclusero la loro vita terrena a Roma, il 29 giugno le due colonne del cristianesimo, martirizzate sotto l’imperatore Nerone, vengono celebrate soprattutto nella Città Eterna.

Ma non tutti sanno che, prima di giungere a Roma, secondo la tradizione e le fonti storiche, il loro cammino incrociò anche quello di Napoli e dei Campi Flegrei, lasciando tracce che ancora oggi vivono nelle nostre chiese, nella memoria popolare e nell’arte.

Di san Pietro la tradizione racconta che giunse a Napoli intorno al 50 d.C. Fermò il suo cammino nell’area dell’attuale corso Umberto I, dove oggi sorge la Chiesa di San Pietro ad Aram.

Il nome della chiesa deriva dall’antica Ara Petri, l’altare sul quale, secondo la devozione popolare, l’Apostolo avrebbe pregato e celebrato l’Eucaristia

È qui che la leggenda colloca due episodi destinati a segnare la nascita della comunità cristiana napoletana. Pietro avrebbe guarito Aspreno, destinato a diventare il primo vescovo di Napoli e poi venerato come santo, e Candida, anch’essa ricordata dalla tradizione come una delle prime cristiane della città. Ancora oggi la chiesa conserva l’antica Ara Petri e, nella sacrestia, è custodito il teschio attribuito a Santa Candida, testimonianza di una devozione che attraversa i secoli.

Più solida dal punto di vista storico è invece la presenza di San Paolo in Campania. Il suo viaggio è raccontato direttamente negli Atti degli Apostoli. Era l’anno 61 d.C. Paolo, prigioniero e diretto a Roma per essere processato davanti all’imperatore, dopo aver toccato Siracusa e Reggio Calabria approdò nel porto di Pozzuoli, allora il più importante scalo commerciale dell’Impero Romano sul Tirreno.

L’evangelista Luca scrive con sorprendente semplicità: “Qui trovammo alcuni fratelli, i quali ci invitarono a restare con loro una settimana. Quindi arrivammo a Roma.” Sono poche righe, ma raccontano un fatto di enorme importanza: significa che a Pozzuoli esisteva già una comunità cristiana organizzata, tra le più antiche dell’Occidente, capace di accogliere l’Apostolo delle Genti durante il suo ultimo viaggio.

Proprio quello sbarco è stato immortalato nel Seicento da Giovanni Lanfranco in una delle tele più significative custodite nella splendida Cattedrale di Pozzuoli, dedicata a San Procolo. Un edificio unico al mondo, dove il Duomo cristiano dialoga con i resti dell’antico Tempio di Augusto, in un equilibrio architettonico che racconta il passaggio dalla civiltà romana al cristianesimo. Dopo il lungo e complesso restauro seguito agli incendi e al bradisismo, il complesso è tornato a essere uno dei luoghi più affascinanti del patrimonio artistico campano. Ad arricchirlo vi sono anche straordinarie opere di Artemisia Gentileschi, tra le più importanti testimonianze della pittura barocca italiana.

Non è un caso che proprio San Paolo sia diventato nei secoli il naturale punto di riferimento spirituale dell’area flegrea. Da lui prendono il nome lo storico Stadio San Paolo, inaugurato nel 1959 e oggi intitolato a Diego Armando Maradona, e l’Ospedale San Paolo di Fuorigrotta, testimonianze di una devozione che ha attraversato i secoli entrando persino nella toponomastica cittadina.

Nel cuore del centro antico di Napoli, invece, la memoria dell’altro Apostolo vive nella monumentale Basilica di San Paolo Maggiore, che domina Piazza San Gaetano. Costruita sui resti dell’antico Tempio dei Dioscuri, del quale ancora oggi si ammirano le maestose colonne corinzie sulla facciata, rappresenta uno degli esempi più suggestivi della sovrapposizione tra la Napoli pagana e quella cristiana. Affidata ai Padri Teatini nel XVI secolo, custodisce preziose opere d’arte e ricorda come il cristianesimo abbia saputo trasformare i luoghi simbolo dell’antichità classica in spazi di fede e di cultura.

In fondo, quindi  possiamo con certezza dire che la festa dei santi Pietro e Paolo non appartiene soltanto a Roma. Appartiene anche a Napoli e ai Campi Flegrei, dove storia, tradizione e devozione si intrecciano da quasi duemila anni.

Per questo il 29 giugno può diventare anche un’occasione per riscoprire tre luoghi straordinari del nostro patrimonio storico e artistico: la Chiesa di San Pietro ad Aram, custode della tradizione petrina; la Basilica di San Paolo Maggiore, nel cuore dei Decumani; e la Cattedrale di Pozzuoli al Rione Terra, dove arte, archeologia e fede si fondono in uno dei complessi monumentali più emozionanti d’Italia. Perché conoscere questi luoghi significa comprendere quanto profondamente Napoli sia stata, fin dalle origini, una terra di incontro tra storia, cultura e spiritualità.

Camminare oggi tra San Pietro ad Aram, San Paolo Maggiore e la Cattedrale di Pozzuoli significa ripercorrere idealmente le prime strade del cristianesimo in Campania, là dove la memoria degli Apostoli continua a vivere non solo nelle pietre, ma anche nell’identità stessa della nostra terra.

*Prof. Avv.-Direttore della Scuola di Grafologia Forense a Napoli