Gli occhi dell’apprendimento

Gli occhi dell’apprendimento

 

A CURA DI MATTEO COFFARO

 

La visione ha un compito essenziale nello sviluppo dell’apprendimento del bambino, poiché permette di raccogliere informazioni che andranno a determinare il suo bagaglio di conoscenze.

Durante la crescita il piccolo raggiunge gradualmente la consapevolezza di dove si localizzino gli oggetti nello spazio, di cosa sia la profondità di campo e, dunque, la visione tridimensionale. Ciò è possibile grazie allo sviluppo di abilità visive come accomodazione, convergenza, visione binoculare, competenze visuo-spaziali, visuo-motorie e visuo-percettive.

Una delle abilità che si sviluppa grazie alla visione è quella della lettura, ovvero la capacità di riconoscere ed interpretare un testo scritto in un determinato linguaggio e comprenderne i significati. Durante la lettura gli occhi non compiono movimenti continui lungo le righe del testo, ma si spostano con una serie di salti, detti saccadi, separati da brevi pause di fissazione che dipendono dalla complessità del testo fissato.

Le parole più note vengono frequentemente saltate, così come quelle più corte (articoli e preposizioni), mentre le parole più lunghe richiedono un tempo di fissazione maggiore. Inoltre il numero delle fissazioni su una parola diminuisce al crescere dell’età ed al miglioramento dell’abilità di lettura. Infatti maggiore è l’esperienza nella lettura e maggiori saranno le rappresentazioni mentali di parole utili per un processo di riconoscimento lessicale più veloce.

Vista e visione sembrano sinonimi ma non è così, infatti la vista è l’acuità visiva, cioè la capacità fisica dell’occhio di mettere a fuoco e distinguere dettagli (misurata in decimi), funzionando come un obiettivo fotografico; la visione è il processo neurologico e cognitivo più complesso che interpreta, elabora e dà significato alle immagini catturate, includendo abilità come la percezione della profondità, la memoria visiva e la coordinazione.

È sovente riscontrare, in bambini affetti da deficit delle abilità visive (visuo-spaziali, visuo-motorie e visuo-percettive), la presenza di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA).

Nell’ultima versione del DSM-5 il  disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) figura tra i disturbi del neurosviluppo.
È un disturbo con esordio durante gli anni della formazione scolastica ed è caratterizzato da persistenti e progressive difficoltà nell’apprendere le abilità scolastiche di base.
Per poter parlare di disturbo dell’apprendimento tali difficoltà devono presentarsi per almeno sei mesi. Quest’ultime impediscono al bambino di poter apprendere la materia di studio stessa per questo il rendimento scolastico non è soddisfacente. Include le diagnosi di Disturbo della Lettura, Disturbo del Calcolo, Disturbo dell’Espressione Scritta.

Si parla di DSA, quando la causa non è individuata, se invece i disturbi dell’apprendimento si presentano in bambini che hanno altre patologie come l’ ipovisione, una lesione cerebrale, una sindrome genetica o un ritardo cognitivo, in questi casi si parla di Disturbi non specifici dell’apprendimento.

L’osservazione precoce dello sviluppo delle abilità di apprendimento è fondamentale per contenere le manifestazioni disfunzionali del disturbo. In particolare a partire dall’ingresso alla Scuola Primaria è possibile osservare eventuali ritardi nel percorso di alfabetizzazione che potrebbero essere un indice di disturbo. L’età minima per la diagnosi è non prima della fine della classe seconda della scuola primaria.

Si parla di “specificità”, perchè il disturbo interessa uno specifico e circoscritto settore di abilità indispensabile per l’apprendimento (lettura, scrittura, calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Ciò significa che per avere una diagnosi di dislessia, il bambino non deve presentare deficit di intelligenza, problemi ambientali o psicologici, deficit sensoriali o neurologici.

Ecco i disturbi più diffusi e ricorrenti:

Dislessia

E’ una disabilità specifica dell’apprendimento caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente. Il bambino, all’inizio del percorso di scolarizzazione, mostra difficoltà a riconoscere le lettere dell’alfabeto, a fissare la corrispondenza fra segni grafici e suoni e ad automatizzare tale processo di conversione. Tale difficoltà si ripercuote sull’apprendimento scolastico e sulle attività di vita quotidiana che richiedono la lettura di testi scritti.

Disortografia

E’ uno dei disturbi specifici dell’apprendimento che riguarda la componente costruttiva della scrittura, legata quindi agli aspetti linguistici, e consiste nella difficoltà di scrivere in modo corretto da un punto di vista ortografico. Il bambino disortografico presenta una difficoltà nell’applicare le regole di conversione dal suono alla parola scritta e quindi a riconoscere i suoni che compongono la parola, a individuare le regolarità o irregolarità ortografiche e a individuare il corretto ordine con cui questi elementi si compongono.

Disgrafia

Riguarda la componente esecutiva, grafo-motoria (scrittura poco leggibile); si riferisce alla difficoltà di scrivere in modo fluido, veloce ed efficace. Il bambino disgrafico può presentare una cattiva impugnatura della penna o matita, poca capacità di utilizzare lo spazio nel foglio, difficoltà nel produrre forme geometriche e nella copia di immagini, alternanza tra macro e micrografia.

 Discalculia

Riguarda la difficoltà a comprendere ed operare con i numeri e la difficoltà automatizzare alcuni compiti numerici e di calcolo. Il bambino discalculico può presentare difficoltà nella cognizione numerica (meccanismi di quantificazione, seriazione, comparazione, capire il valore posizionale delle cifre, associazione numero quantità, eseguire calcoli a mente) nelle procedure esecutive (lettura, scrittura, messa in colonna dei numeri) e di calcolo (recuperare i risultati delle tabelline, recupero dei fatti numerici e algoritmo del calcolo scritto.

La legge 170/2010 riconosce e descrive questi quattro disturbi dell’apprendimento, sottolinea la necessità di diagnosi rapide e affidabili e percorsi di abilitazione efficaci, descrive le norme e i criteri precisi per identificare precocemente i DSA e dare supporto nella scuola e all’università alle persone con DSA.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) costituiscono una delle patologie più frequentemente inviate ai servizi del territorio. La rilevanza dell’argomento è dovuta oltre che alla sua alta prevalenza, anche alle conseguenze che questi disturbi determinano a livello individuale, traducendosi spesso in abbassamento del livello scolastico conseguito e conseguente riduzione della realizzazione delle proprie potenzialità sociali e lavorative.

Tra le cause sono state principalmente indagati i fattori genetici e quelli acquisiti (sofferenza cerebrale precoce, lesioni di varia natura, ritardi maturativi, ecc.).

L’esperienza clinica e i dati riportati da numerose ricerche suggeriscono che i disturbi specifici dell’apprendimento si presentano frequentemente associati a disturbi emotivi e comportamentali

I segni ed i sintomi a carattere visivo che, più frequentemente, si riscontrano in bambini affetti da DSA sono: ammiccamento frequente, occhi arrossati e lacrimazione eccessiva, chiusura di un occhio, fastidio alla luce (fotofobia), vista annebbiata, mal di testa (cefalea), rotazione/inclinazione del capo, avvicinamento o allontanamento del capo dal testo, verticalizzazione del testo per aiutarsi nella lettura, aumento dei movimenti della testa durante la lettura, tendenza a saltare e a rileggere le righe, lettura lenta e stancante, difficoltà a copiare dalla lavagna e nell’allineamento dei numeri, ridotta comprensione del testo.

Molto spesso i bambini con difficoltà d’apprendimento presentano problemi di oculomotricità, accomodazione, strabismi latenti (forie), vergenze e riserve fusionali, quindi tutta una serie di carenze che colpiscono la visione binoculare.

Disturbi nell’accomodazione, deficit di convergenza, strabismi latenti possono ridurre di molto le prestazioni del bambino creando problemi di comfort, di concentrazione, di astenopia specialmente a lungo termine.

In base all’età e alla richiesta, le disfunzioni visive hanno un peso diverso. Un bambino dell’asilo mostrerà meno segni e sintomi di un bambino delle elementari che si sta avvicinando al mondo della lettura e scrittura e quindi ad un’attività prossimale prolungata nel tempo, per questo motivo un bambino che fatica ad imparare a leggere e scrive deve essere indirizzato per una attenta analisi della funzionalità visiva.

Altre sfere sintomatologiche comprendono : aspetti meta fonologici (es. denominazione di parole; scorretta identificazione dei suoni iniziali e finali delle parole; segmentazione – es. dividere in sillaba la parola – e fusione fonemica – es. unire le sillabe per formare una parola -) ; Il linguaggio; la motricità fine (es. impugnatura della penna, difficoltà nella manipolazione di piccoli oggetti, difficoltà nell’utilizzo delle forbici dei pennelli, ecc); la coordinazione visivo-motoria (es. difficoltà nel disegno spontaneo e su copia, ricomposizione di puzzle, ecc.).

L’ingresso nella classe prima elementare è di solito cruciale per l’individuazione dei bambini che potrebbero sviluppare uno dei disturbi specifici dell’apprendimento. Sono spesso insegnanti e genitori a segnalare tali difficoltà.

É necessario, nella fase diagnostica, indagare gli aspetti neuropsicologici e quelli emotivi (indicare fattori di vulnerabilità e fattori protettivi) ed impostare un intervento adeguato. Trascurare la relazione tra disagio psicologico e DSA risulta rischioso considerando il fatto che i DSA hanno un notevole impatto sia a livello individuale, sia a livello sociale. Diagnosi accurata e l’intervento precoce costituiscano fattore prognostico positivo sia sul piano scolastico, sociale e psicologico (comorbilità psichiatrica). Spetta al clinico operare un’accurata diagnosi differenziale e impostare un adeguato piano di trattamento.

In presenza di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento si possono manifestare anche difficoltà nella lettura dell’orologio, nell’allacciarsi le scarpe e nel praticare sport che richiedono elevata coordinazione motoria.

Gli interventi devono interessare sia il trattamento del disturbo specifico, attraverso operatori specializzati e programmi mirati, che l’organizzazione emotivo-relazionale. Questi ragazzi mostrano una grande sofferenza psicologica legata ai vissuti delle loro carenze. Tali vissuti possono incidere pesantemente sull’autostima e la motivazione ad apprendere.

Spesso accade che il loro funzionamento sociale all’interno del gruppo classe risulta più problematico. Il sentirsi incompetenti nell’apprendere può comportare un sentimento di inferiorità nelle interazioni tra pari, che man mano diventano sempre più sporadiche. Inoltre, il percorso scolastico di questi soggetti è frequentemente segnato da ripetuti insuccessi. Gli insegnanti e i genitori possono attribuire questi esiti ad una mancanza di impegno, colpevolizzandoli come oppositivi, pigri, non interessati. Dal canto suo se il ragazzo percepisce che le sue difficoltà non gli vengono riconosciute, per proteggersi evita i compiti e/o mette in atto comportamenti disturbanti. La conseguenza di ciò è la degenerazione delle relazioni con gli adulti.

In questa situazione possono attivarsi scambi disfunzionali, dove l’attivazione di cicli viziosi rende più difficile capire la natura del deficit specifico. Comprendere i rapporti tra i disturbi dell’apprendimento e il disagio emotivo sottostante ai problemi comportamentali e adattativi è fondamentale per la la  gestione degli interventi.

La terapia cognitivo-comportamentale è un intervento utile per prevenire certi disagi psicologici nell’ambiente scolastico e familiare e per trattare specifici problemi psicopatologici che possono evidenziarsi a seguito di una valutazione psicodiagnostica.

Tra i DSA la dislessia è quello più frequentemente riscontrato in età scolare, sia tra i maschi che tra le femmine. Questo disturbo è caratterizzato da tempi di lettura e numero di errori significativamente superiori a quelli attesi per età e livello di istruzione. Nello specifico un bambino affetto da dislessia presenta dei movimenti degli occhi molto diversi rispetto a quelli di un bambino con buone capacità di lettura, infatti ha saccadi numerose e di ampiezza ridotta, ciò causa un rallentamento nella lettura.

I movimenti oculari permettono di eseguire una esplorazione rapida, per identificare un oggetto, e una esplorazione più lenta e sistematica, che ci aiuta a distinguere due oggetti simili tra loro, individuandone i particolari comuni e le differenze, e sono determinanti anche nel controllo del tratto grafico, infatti sono fondamentali per disegno, scrittura e lettura. Si è appurato che migliorando i movimenti oculari con esercizi mirati, si incide in modo positivo sul DSA

 

L’elaborazione delle immagini in tutti i loro aspetti, viene compiuta da due vie visive parallele:

  • la via Magnocellulare( transient)
  • la via Parvocellulare ( sustained)

Entrambe prendono origine fin dalla retina, proseguono nel CGL per poi arrivare alla corteccia visiva primaria (V1) e alle cortecce extrastriate.

Il sistema Magnocellulare è definito “via del dove” e fornisce informazioni circa la localizzazione spaziale degli stimoli. Questa via ha origine nelle cellule gangliari di tipo M della retina.

Il sistema Parvocellulare definito “via del cosa”, fornisce informazioni circa la forma ed il colore degli stimoli. Questo sistema nasce dalle cellule P della retina.

Le anomalie nell’ambito della sensibilità al contrasto sono ricollegabili ad uno squilibrio tra il sistema permanente ( sustained) e quello transitorio (transient) della visione .

Si ritiene che il sistema permanente deputato alla fissazione, durante l’attività di lettura , venga periodicamente inibito da  quello transitorio, quindi nel soggetto dislessico si realizzerebbe un deficit nell’inibizione da parte del sistema transient , con conseguente persistenza dell’attività sustained da una fissazione all’altra, responsabile a sua volta di uno sfuocamento della parola. In questi casi si è visto che il filtraggio, attraverso lenti colorate, delle frequenze spaziali più alte di un testo, rallentando la risposta dei canali sustained, è in grado di ridurre le difficoltà di lettura.

 

 

 

Riabilitazione visiva e trattamenti proposti per la dislessia

In linea generale le condizioni visive che facilitano il compito di lettura risiedono in alcuni aspetti quali: acutezza visiva, vizi refrattivi, motilità oculare estrinseca, accomodazione, senso stereoscopico, visione binoculare, stabilità di fissazione.

In caso di deficit a carico di una di queste funzioni, il compito lessicale può risultare difficoltoso, ma come sappiamo e come riportato in letteratura, una risoluzione di questi deficit non è determinante a migliorare la condizione di dislessia.

Le tecniche riabilitative si distinguono in: funzionali, training visivo dei movimenti oculari e visuopercettivo e terapia farmacologiche .

Una scarsa acuità visiva è responsabile della visione sfuocata la quale, a sua volta, costringe la persona ad un eccessivo sforzo visivo o ad assumere una posizione anomala del capo.

Nel caso del bambino con DSA, le difficoltà visive si andranno ad aggiungere a tutti i problemi già esistenti a livello scolastico e psicologico concorrendo a creare ulteriore fatica, disagio e disinteresse verso la lettura e la scrittura.

L’ortottista può aiutare a combattere l’affaticamento visivo del bambino sfruttando al meglio il proprio canale visivo per poter intraprendere il percorso riabilitativo con buone potenzialità visive. Gli obiettivi sono esercizi che mirano a migliorare : la convergenza, visione binoculare, saccadi, fissazione e visione periferica, la coordinazione occhio-mano, la cognizione e l’orientamento spaziale e velocità visuo-motoria.

Conclusioni

La parola chiave per concludere e intraprendere allo stesso tempo questo argomento   è multidisciplinarità.

La multidisciplinarità è fondamentale perché i DSA coinvolgono diversi aspetti dello sviluppo del                 bambino/ragazzo. Non basta un solo professionista, serve una collaborazione tra più figure.

Il neuropsichiatra infantile per una diagnosi clinica, lo psicologo per una valutazione cognitiva ed emotiva , il logopedista per intervenire sul linguaggio, lettura e scrittura , l’ortottista per valutare  difficoltà

nell’ oculomotricità ma anche gli insegnati hanno un ruolo per la didattica e la famiglia per un supporto quotidiano.

La collaborazione prevede una diagnosi condivisa che viene fatta da specialisti diversi che integrano le loro osservazioni, un Piano Didattico Personalizzato (PDP) costruito insieme alla scuola, interventi mirati per il potenziamento cognitivo e strategie di studio.

La multidisciplinarità permette di avere una visione completa del ragazzo, evitare interventi frammentati o inefficaci , personalizzare davvero l’apprendimento e non per ultimo sostenere anche l’aspetto emotivo e motivazionale.

Concludendo i DSA non si affrontano da soli, serve un lavoro di squadra tra scuola, specialisti e famiglia per aiutare lo studente a raggiungere il proprio potenziale.

“La salute e il futuro di un bambino con disturbi dell’apprendimento nascono dall’incontro di competenze diverse: solo una squadra unita trasforma le difficoltà in possibilità.”

 

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

 

1.https://apc.it/disturbi/disturbi-eta-evolutiva/dellapprendimento/disturbi-dellapprendimento/

2.https://www.humanitas-care.it/enciclopedia/ricette/

3.https://www.anastasis.it/famiglie/capire-dopo-diagnosi/dsa/

4.https://professioneoculista.it/focus/dislessia-e-implicazioni-visive-ecm-fad-oculista-ortottista/

5.Agliata G. Valentino B. Le afferenze posturali “Il linguaggio delle fasce” seconda Ed 2M editrice Na2022