Alessio Simmaco Mazzocchi, un Italiano illustre nato a S.M.Capua Vetere

Alessio Simmaco Mazzocchi, un Italiano illustre nato a S.M.Capua Vetere

di Gennaro Mazza*

 

 

 

 

Proprio partendo da quella sconfinata scenografia di Piazza Carlo III si dirama una strada intitolata a un uomo che ha fatto della meticolosa ricostruzione del passato la sua ragione di vita: Alessio Simmaco Mazzocchi.

Nato nel 1684 a Santa Maria Capua Vetere ma vissuto quasi interamente all’ombra del Vesuvio, Mazzocchi fu il più grande antiquario, epigrafista e teologo del Settecento napoletano, un genio capace di far letteralmente parlare le pietre.

La sua opera principale, destinata a renderlo famoso in tutta Europa, fu il monumentale commentario alle Tavole di Eraclea, due lastre di bronzo incise in greco e in latino che egli riuscì a decifrare e interpretare magistralmente, restituendo al mondo intero la conoscenza delle leggi municipali dell’epoca di Giulio Cesare.

 

L’aneddoto più affascinante sulla sua figura riguarda proprio i primissimi, sbalorditivi anni degli scavi di Ercolano e Pompei.

Quando re Carlo di Borbone iniziò a riportare alla luce i tesori sepolti dalla celebre eruzione, si rese ben presto conto che i suoi ingegneri militari non avevano le competenze adatte per comprendere ciò che stavano dissotterrando. Convocò così Mazzocchi, il quale, di fronte ai reperti affiorati dal fango e dalla cenere, non si limitò a tradurre le antiche iscrizioni, ma insegnò all’intera corte che quegli oggetti non erano semplici suppellettili da collezionare, bensì frammenti di vita quotidiana da studiare e preservare.

Per lui ogni lapide, ogni moneta e ogni frammento di terracotta rappresentava una vera e propria cronovisione, una finestra aperta sul tempo capace di riportare nitidamente in vita il mondo classico.

Lontano dalla mondanità dei palazzi reali e dai clamori della corte, preferiva rifugiarsi tra le sue vecchie carte, dedicandosi con una manualità creativa e certosina al recupero testuale delle iscrizioni antiche.

Lavorò instancabilmente fino a tarda età, trovando nel prezioso e irrinunciabile silenzio del suo studio una pacifica seconda giovinezza che lo accompagnò senza incertezze fino alla morte, sopraggiunta a Napoli alla veneranda età di ottantasette anni nel 1771.

Lasciò in eredità alla città la profonda consapevolezza che la memoria storica non è un concetto astratto o accademico, ma un patrimonio tangibile da restaurare e proteggere con cura infinita.

*Prof. Avv.-Direttore Scuola di Grafologia Forense di Napoli