08 Ago Note di viaggio Da Itaca a Dubai: i nuovi Ulisse
di Jolanda Capriglione*
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Il viaggio, si sa, è da sempre essenza della vita degli uomini, dei popoli, delle civiltà. Secoli prima che Omero si impegnasse a regalarci l’Odissea, l’eroe mesopotamico Gilgamesh aveva osato sfidare «le cupe acque» che circondano le terre abitate dagli uomini per vincere la morte, ed era ritornato con la pianta dell’eterna giovinezza (dov’è finita?!?).
Anche tra le righe dell’Esodo biblico emerge un’Odissea nella quale ogni ebreo si fa Ulisse alla ricerca della ‘Terra promessa’.
Ma è la cultura greca, radice profonda di tutto, che ne fa una ragion d’essere della sua storia, pur fra misteri e misteriose vicende.
Certo, Teseo parte per Creta per liberare Atene dal ricatto sanguinario del Minotauro, Giasone (avido e fedifrago, come ebbe a scoprire Medea!) vaga alla ricerca del Vello d’oro, ma Paride, il biondo Paride, dove va? a far che? E perché?
Poi arriva Ulisse, il primo grande viaggiatore in senso ‘moderno’ che, immemore di moglie e figlio e casa e padre, va in giro per pura sete di conoscenza, pare …
Ma i veri viaggiatori spinti dal piacere di viaggiare, ma spinti soprattutto dal desiderio di relax, furono i ricchi Romani che non esitavano a mettersi in carrozza per raggiungere Sinuessa o Pozzuoli, Lucrino o la stupenda Baia: avevano inventato così le seconde case, lusso sconosciuto ai Greci.
Addirittura arrivavano nello splendido golfo puteolano in ‘yacht’, come mostra la triste vicenda di Agrippina trucidata mentre tornava a Roma dopo una festa a Pozzuoli dove era stata invitata dal figlio Nerone: era rimasta in ‘barca’ per paura di attentati durante la sua permanenza campana e lì subì un grave attentato per essere poi uccisa nella sua villa di Lucrino dove si era rifugiata (Tacito, Annali XIV 8).
I Romani conoscevano il lusso e volevano il meglio, dal cibo alle case, agli arredi, ai tessuti: era ‘normale’ per i figli delle grandi famiglie fare viaggi di studi, viaggi di formazione, viaggi di piacere, il che diede vita ad una incomparabile cultura cosmopolita: la ‘mitica’ Atene, la raffinata Pergamo, l’elegante Apollonia …
Ovviamente, tutto finisce quando i barbari fanno piombare il mondo nelle ombre della paura e per molti secoli il ‘viaggio’ fu solo una necessità religiosa o di lavoro, a Gerusalemme, la Mecca o Santiago de Compostela, per esempio. Pensiamo alla (non tanto) strana categoria del ‘clerici vagantes’ che Gianni Agnelli evocherà come modello: “Ogni giovane d’Europa deve poter cominciare i suoi studi a Parigi, continuarli a Londra, completarli a Roma o Francoforte. Dobbiamo recuperare, in chiave moderna, l’eredità degli antichi clerici vagantes”. Magari!
Ma il ‘viaggio’ come lo intendiamo oggi (fuga dallo stress, sole d’inverno, status symbol e viaggio di formazione) comincia nel Settecento dando vita a un fenomeno sociale, economico e culturale, soprattutto, noto come ‘Grand Tour’: in fondo, era un ‘andare in vacanza’, un lusso, comunque, che solo i molto ricchi potevano regalarsi.
L’idea stessa di ‘turismo’ cominciò a prendere forma poco più di due secoli fa e con il ‘turismo’ si cominciarono a definire usi, modi e mode legati al fenomeno della ‘villeggiatura’ con la nascita non solo del travel fashion (pensiamo ai leggendari ‘valigioni’ con cassetti di Vuitton …), ma anche di intere città urbanizzate con criteri ‘turistici’, dagli alberghi ai casino alle terme: nasce così la fama di Bath o Montecarlo, ma ricordiamo anche la luminosa Sicilia, Sorrento ‘inglesizzata’ nell’Ottocento o Capri trasformata tutta in grande albergo nel Novecento, grazie a sole e paesaggio, oltre a figure leggendarie come Axel Munthe.
Pensiamo più in generale alla fama e al successo delle grandi icone urbane dei nomadi del lusso da Venezia, da millenni protagonista della storia del mondo, a Firenze, a Deauville a Biarritz a Nizza, fino all’Ottocento sconosciute ai più, ma anche a quello straordinario ‘unicum’ che fu l’Orient Express, un mondo a sé stante in ogni senso. Più che un mito!
Ci si spostava verso il Mediterraneo per il sole o verso le grandi capitali, da New York a Roma a Londra per le grandi mostre, i teatri, le feste alle quali ‘non si poteva mancare’ anche solo per esibire l’ultimo gioiello (Cartier docet con i suoi gioielli ‘esotici’) o l’ultimo vestito, dal Grande Gatsby alla favolosa Dorothy Parker da me molto amata.
A New York sono andata all’albergo ‘Algonquin’, vicino a Times Square, solo per prendere il tè come Dorothy.
Un caso a sé nella storia del turismo moderno è quello delle grandi Esposizioni Universali (che l’ansiosa frettolosità dell’oggi ha trasformato in Expo) che coinvolge milioni e milioni di persone in città che cambiano veste, da Londra (1851) a Parigi (1889) a Shangai (2010) passando per Milano (2015) dove sembrava che non si potesse non andare.
Ricordo un signore che, per saltare ore, ore!, di attesa, voleva ‘comprare’ il mio badge che mi immetteva in una corsia veloce di ingresso.Ma io ero lì invitata per lavoro, per parlare delle ‘bellezze’ casertane.
Ma da Shangai a Milano accadono molte cose. L’Expo, di fatto, fa esplodere l’idea stessa di Exposition Universelle per diventare un ‘megabazar’ di lusso nel quale le architetture e il design sono parte integrante del ciò-che-c’è e determina il ciò-che-si-fa. Io stessa sono impazzita a Milano nel bellissimo padiglione degli Emirati Arabi che, senza tante astrazioni, andava direttamente alle sinuosità delle onde del deserto, mentre poco più in là le puntute fragmentazioni frontali della Cina non promettevano ‘vita facile’ a chi si fosse avvicinato. E che dire delle evanescenze aero-metalliche della pre-Brexit del padiglione inglese?
Ma, ripeto, l’Expo con Milano è altra storia: è vacanza intelligente, come si diceva qualche anno fa, è trend, è villeggiatura intellettuale, è fashion, trend che continuerà, moltiplicato a Dubai dove il padiglione degli Emirati faceva girar la testa. Chi lo nega, non lo ha visto.
Eh sì: il turismo crea la moda e qui si fa canone.
La storia era cominciata da tempo: i Russi, gli Inglesi, i Tedeschi, gli Austriaci (la principessa Sissi in primis) alla fine dell’Ottocento scendono verso il Mediterraneo e determinano lo stile del lusso vacanziero per l’abbigliamento come per le architetture, le riscritture degli spazi urbani, il food.
Ricordate Dubai: ‘Connecting Minds, Creating the Future’.
E, infatti, il mondo oggi si è ‘riconnesso’ ad Osaka.
*Presidente Unesco di Caserta
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Evento 11 agosto ore 20 Chiesa di S. Francesco Baia Domizia
